Foto di Maria Carchio

L’immobile nasce alla fine dell’Ottocento (indicativamente 1890), in un contesto europeo di grande rinnovamento anche architettonico che, dalla Rivoluzione Industriale in poi, vede la diffusione di nuovi materiali che rispondano ad esigenze funzionali; ferro, ghisa, cemento, mattoni rossi, ridisegnano il volto delle periferie cittadine.
Esso nasce, com’è prassi per gli edifici industriali dell’epoca, poco fuori dall’area urbana ed in prossimità di un corso d’acqua (ovvero lungo la riva destra dell’Arno) per iniziativa dalla società Les Tramways Florentins, che gestisce il servizio tranviario cittadino dal 1879 al 1958.
Inizialmente centrale elettrica a vapore, nel 1930, ormai insufficiente per le necessità di alimentazione dei tram, viene convertito in deposito per il materiale rotabile. Passerà in seguito alla Società Trasporti Urbani Fiat, quindi all’Ataf, poi al Comune che, nel 2015 lo trasferisce a privati mediante un’asta pubblica.
Il fabbricato ha forma rettangolare e una superficie di circa 600 mq, per 15 m di altezza. La struttura è a vista, in metallo con tamponamenti in mattoni. La copertura a capanna è rivestita da tegole marsigliesi.
Posizionato con il lato lungo parallelo alla riva del fiume, ad ovest presenta un piccolo avancorpo a due piani e copertura piana, presumibilmente destinato ad uffici, con ampie finestre e solai in longarine e voltine di mattoni. Gli interni arricchiti da pilastri in ferro e mensole chiodate dal gusto liberty.
Il fronte che guarda il fiume presenta grandi aperture protette da pensiline in ghisa che simulano tendaggi di stoffa e ingentiliscono l’intero prospetto. Particolarmente interessante l’elemento, forse più decorativo che funzionale, costituito dall’avvolgibile esterno che completa ogni finestra, con meccanismo di chiusura a ruote completamente a vista.
I lati est e nord presentano purtroppo aggiunte incongrue, ovvero disordinati volumi in lamiera che contribuiscono al grave degrado generale che affligge l’intero complesso.
