Foto di Gabriele Antonacci


La Concimaia, così inizialmente conosciuta, sorse intorno al 1875 nell’area dell’Isolotto per iniziativa dei soci Romanelli e Bertelli, che si occupavano della produzione di concimi realizzati tramite la lavorazione di ossa. Questo fino al 1902, quando l’industriale Galileo Campolmi l’acquisì per farne una succursale del suo stabilimento di Prato.
Nonostante il cambio di proprietario, il lavoro all’interno della fabbrica rimase lo stesso fino alla fine degli anni Venti, quando cominciarono dei lavori di ampliamento per la produzione di concimi chimici, che si conclusero nel 1933. Furono aggiunti dei padiglioni per la conservazione di acido solforico, realizzati dall’architetto Domocoi, con un sistema di tamponamento in muratura per favorire il continuo ricambio d’aria e il raffreddamento degli impianti, insieme a edifici per abitazioni e uffici. Con l’espansione dell’Isolotto, divenuto nel frattempo zona residenziale, la presenza della fabbrica divenne un problema per i fumi malsani spinti verso le case durante le giornate di vento. Per questo, nonostante un aiuto fondamentale durante l’alluvione, in cui le carcasse degli animali morti annegatifurono trasportate alla fabbrica per diventare concime facilitandone lo smaltimento, l’amministrazione comunale pretese che la Campolmi adottasse un impianto di depurazione considerato però troppo oneroso dai proprietari.
Ne conseguì prima la riduzione dell’attività e infine una cessione a ditte esterne per l’utilizzo della struttura.
Nel 1984 un incendio distrusse la fabbrica, provocandone la chiusura definitiva[1].
Sebbene le sue condizioni siano peggiorate a causa dell’incuria, il colore rosso e l’aspetto simile ad una fortezza la rendono un esempio affascinante di architettura industriale, oggi situato all’inizio della superstrada FI-PI-LI, rendendola una vetrina per Firenze.
[1]Giuseppe Guanci, Guida all’archeologia industriale in Toscana, NTE, Firenze, 2012, pp 58-59
