Foto di Simonetta Cartoni

L’ex Sanatorio Banti è un edificio ospedaliero situato in via di Fontesecca 232, tra Pratolino e Montorsoli, nel comune di Vaglia. È considerato uno dei più interessanti esempi di architettura ospedaliera del XX secolo in Toscana. Dista otto chilometri da Firenze e gode di un bellissimo panorama, tra le pendici di Monte Morello e Monte Senario.
Interamente esposto a mezzogiorno, è circondato da dorsali alberate a 500 metri di altitudine. Grazie a queste caratteristiche, l’Amministrazione Provinciale di Firenze decise nel 1934 di costruirvi un ospedale destinato a curare i malati di tubercolosi, allora epidemia dilagante. Il terreno così individuato fu ceduto gratuitamente dalla famiglia Demidoff, proprietaria dei vicini Parco e villa di Pratolino. La progettazione e la costruzione dell’edificio furono a cura dell’ufficio tecnico dell’Infps, all’interno del quale operavano gli ingegneri Giocoli e Romoli.
I lavori furono affidati alla Ditta Callisto Pontello e avviati il 24 giugno 1934 alla presenza dell’onorevole Giuseppe Bottai. Sin dall’inizio il cantiere presentò serie difficoltà, legate prevalentemente alla scarsa consistenza del terreno; ciò determinò un costante superamento dei tempi previsti e rese assai tesi i rapporti tra l’impresa e la direzione dei lavori. Nonostante varie proroghe concesse, nell’aprile del 1937 il contratto con la Ditta Pontello venne rescisso e la stessa fu sostituita dalla ditta Arganini di Roma. I lavori furono di nuovo avviati nel maggio successivo e infine conclusi nell’autunno del 1939.
Il Banti è stato tra i primi edifici italiani costruiti interamente in cemento armato ed è caratterizzato da sobrie forme geometriche tipiche dell’architettura razionalista. La costruzione è costituita da più strutture concentrate sul versante occidentale, mentre il versante orientale è attrezzato a parco, con terrazzamenti e vialetti. Il complesso comprende il portale d’ingresso, la palazzina del portiere e il sanatorio.
Il portale di accesso è caratterizzato da un portico a esedra e consta di due piani. Dal piano terreno si accede alla portineria. Al piano terra sono situati l’autorimessa, la sala d’attesa e gli archivi; al primo piano gli uffici e l’abitazione del portiere. Il Sanatorio è movimentato dal gioco delle altezze: due piani fuori terra per l’ingresso, cinque e sei piani per i reparti, sette piani per la torre di collegamento. Data la notevole riduzione della patologia tubercolare, il sanatorio esaurì la propria funzione nel 1989.
Diventò allora un punto di accoglienza, dapprima ospitò comunità di curdi e albanesi, quindi, durante la guerra in Somalia, di profughi somali. Oggi è del tutto inutilizzato e denota gravi fenomeni di degrado e di abbandono.
