Foto di Marco Ciutini

Negli anni, per andare a Palazzuolo, sono passato molte volte davanti a quello che è rimasto dell’Albergo ma solo quando ho trovato questa foto mi è tornato in mente il racconto del nonno e ho voluto saperne di più.
L’Hotel Pensione Gran Fonte dell’Alpe era, agli inizi, solo una piccola casa colonica dei Monaci di Razzuolo che nel 1700 passò di proprietà alla potente famiglia Pananti di Ronta. Da un inventario dei beni della famiglia, stilato nel 1868, risulta che oltre alla casa colonica vi fossero due piccoli mulini che utilizzavano l’acqua detta “… della fonte dell’Alpe…”.
Fu solo con i nuovi proprietari, la famiglia Sicuteri di Ronta, che verso la fine dell’Ottocento – cercando di sfruttare la posizione in mezzo ai boschi, l’aria e l’acqua salubre e la relativa comodità nel raggiungerlo, essendo affacciato proprio lungo la strada e a pochi chilometri dalla Ferrovia Faentina – pubblicizzarono la struttura denominata “Hotel Pensione Gran Fonte dell’Alpe”.
Nel dicembre 1898 il Messaggero del Mugello, un giornale che si stampava a Borgo S. Lorenzo, diede la notizia dell’imminente apertura dell’albergo: “Nuova stazione climatica sul nostro Appennino. La Casa dell’Alpe, podere di proprietà dei signori Sicuteri. La felice posizione alpestre di quella località, la ricchezza delle sorgenti di acqua purissima, la bellezza delle faggete secolari e dei prati verdi che la circondano, sono tali pregi da renderla preferita a molte altre stazioni consimili. La vicinanza della ferrovia, la strada provinciale faentina ampia e facile che conduce fino alla porta dell’albergo, sono tali prerogative di comodità, che non appena saranno conosciute dal pubblico grosso e grasso che si diverte, saranno sfruttate a gara dagli assetati di aure pure e balsamiche e d’acque salubri e fresche”.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale la struttura, per anni centro di vacanze e villeggiatura, perse man mano attrattività (soprattutto per la mancanza di interventi di rinnovamento da parte dei proprietari, ma anche per le mutate condizioni sociali generali) e iniziò il declino.
Nonostante che, oltre all’albergo vero e proprio, venisse posta una rivendita di sali e tabacchi, la situazione non migliorò e le ultime persone a gestire l’attività furono due sorelle, Ada ed Ede, che fino a quando fu possibile, tentarono di portare avanti la struttura.
Dopo la chiusura, la struttura muraria dell’albergo cominciò a degradarsi, tanto che oggi è segnalata come pericolante, così come la bella tettoia che fronteggiava l’Hotel al di là della strada.
Come dicevo, per chi frequenta la zona del Passo della Colla, l’edificio, ormai in stato di degrado, è una presenza familiare nonché, ancora oggi, una tappa per beneficiare dell’acqua di fonte che sgorga a pochi metri di distanza.
Informazioni storiche tratte da:
– “Il Filo del Mugello”
– Articolo di Claudio Mercatali per il “Blog della biblioteca di Marradi”
– Articolo di Pier Tommaso Messeri su “OK! MUGELLO”
