Foto di Marco Ciutini








Nel bosco della Roveta, a Scandicci, sgorga una sorgente di acque con caratteristiche alcaline cloruro-sodiche. Agli inizi del XX secolo un imprenditore locale, Enrico Scotti, elaborò un primo progetto di recupero della fonte, sbancando parte della collina e costruendo un primo fabbricato in pietra: l’acqua che trasudava dalla roccia veniva raccolta in due grandi vasche e aspirata verso le lavorazioni, in una struttura esterna.
Nel 1929 il figlio di Enrico, Gino Scotti, rilanciò il prodotto, promuovendone le caratteristiche digestive, diuretiche ed antiuriche, e realizzando un’attività di tipo termale su modello dell’acqua San Pellegrino. La struttura dedicata alle terme (villa Torrigiani) si trovava in località Roncigliano – San Vincenzo a Torri e vi sorgevano una pensione ristorante con servizi moderni per l’epoca, come campi da gioco, da tennis, un collegamento automobilistico con Firenze e connessioni telefoniche anche interurbane. La campagna pubblicitaria fu ampia e dopo pochi anni la struttura fu trasformata in albergo (Albergo delle Fonti di Roveta), che ospitò più volte anche, in ritiro, la squadra di calcio della Fiorentina e la Nazionale di calcio vincitrice dei mondiali del 1934 e 1938, oltre a intellettuali e scrittori, fra cui il russo Dmitrij Sergeevi? Merežkovskij, nel 1934.
Nell’immediato dopoguerra ci fu la ristrutturazione della fabbrica: fu ingrandita la strada di accesso, fu realizzato un nuovo stabilimento per la produzione di bibite oltre che di acqua: si avviò quindi la vendita di una lunga serie di prodotti di successo: aranciate, chinotti, limonate e kola caratterizzati da loghi e colori identificabili. Lo stesso packaging era accuratamente studiato, con il disegno delle bottigliette stilizzato a forma di arancia, o con nuovi formati da 3/4 di litro. Le pubblicità riportavano immagini di pin-up e slogan molto brevi (“piace di più” oppure “lava il rene”). La fabbrica contava circa ottanta operai, che vivevano in un villaggio realizzato immediatamente a monte della fabbrica. Annesso all’edificio originario, una stanza venne trasformata in bar con una veranda. L’albergo fu ampliato, venendo aggiornato e dotato di attrattive (minigolf, toboga, campi da tennis).
Morto il proprietario nel luglio 1961, ci furono una serie di problematiche legate all’eredità e un’interruzione degli investimenti, tanto che la crisi delle vendite dei primi anni Settanta, fece ridurre progressivamente il numero dei dipendenti e fu sospesa la produzione di bibite. Il 14 agosto 1975 lo stabilimento venne chiuso definitivamente, lasciando documenti, arredi, macchinari, bottiglie ed etichette abbandonate.
Anche l’albergo ebbe alterne vicende fino alla chiusura nel 2008. Le case degli operai sono state in parte ristrutturate e adibite ad abitazioni civili. Il marchio “Roveta” risulta ad oggi non utilizzato.
