Foto di Raffaele Masiero Salvatori e Marco Ciutini






Le motivazioni che sono alla base dei racconti relativi alla zona del Pignone, mi pare siano da ritrovarsi nelle profonde trasformazioni che il borgo finirà per subire nel periodo a cavallo tra la metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Il nome stesso prende origine dalla forma a Pigna (grossa Pigna uguale Pignone) degli approdi delle numerose navi, barche, zattere che hanno solcato l’Arno per secoli. Se nel Settecento “prende nuovo impulso il porto d’Arno” (come documenta l’interessante volume di Giampaolo Trotta –Il Pignone a Firenze- col patrocinio del Comune di Firenze e della Circoscrizione 4, pubblicato nel 1990), saranno le novità della metà del secolo seguente che contribuiranno a modificarne radicalmente il volto. Basta richiamare tre vicende. La prima è rappresentata dalla inaugurazione della stazione Leopolda nel 1848 la quale, collegando Firenze col porto di Livorno, rese molto più rapido e agevole il trasporto delle merci. Il ritrovamento in Arno del corpo centrale del porto fluviale durante i lavori sul Ponte alla Vittoria per l’attraversamento della linea 1 della Tramvia, mostrano un manufatto realizzato, appunto, nel Settecento e che prenderà il nome di “porto leopoldino”. Esso, come ci documenta il Trotta, “si trovava più ad Ovest rispetto a quello originario dell’Anconella e proprio vicino ai suoi ‘pignoni’ si iniziò a formare… una cittadella fluviale (detta dei Navicelli e, almeno a partire dalla metà del XVIII secolo, del ‘Pignone’)”. Ed è tutto questo che la decadenza del porto fluviale a scapito della ferrovia, rimetterà in discussione e contribuirà a spingere i lavoranti del porto e i nuovi giovani, a cercare nuove opportunità di lavoro. Nasceranno così la fonderia Il Pignone, che produrrà un ferro eccellente sia per le ferrovie che per le navi dei Cantieri Orlando di Livorno, insieme a molte fabbriche che contribuiranno (“Il ferro e il fuoco”) a rendere malsana l’aria e i terreni della zona. Ed arriviamo così alla seconda vicenda: il poco spazio che la collocazione in riva d’Arno riserva allo sviluppo delle fabbriche, contribuirà alla ricerca di una nuova area industriale di Firenze, Rifredi, come documenta da par suo Vasco Pratolini ne “Lo scialo”. Si assiste così allo spostamento della fonderia e di molte altre fabbriche minori. Infine, la terza vicenda è rappresentata dalla decisione del Comune di trasformare a gas l’alimentazione dell’illuminazione cittadina, sostituendo la laboriosa alimentazione a petrolio. Ciò farà nascere i due gasometri nell’area del Pignone che ne connotano tuttora la morfologia.
