Foto di Michela Montagnanu




Il manicomio di Volterra, noto anche come Ospedale Psichiatrico Ferri, iniziò le sue attività nel 1887-88 in un ex convento alle porte della città, inizialmente come sezione distaccata del manicomio di Siena. Negli anni successivi si espanse notevolmente, trasformandosi in uno dei più grandi ospedali psichiatrici italiani, arrivando ad accogliere circa 5.000 pazienti nei momenti di massimo affollamento. La struttura era organizzata come una vera e propria “città nella città”, con padiglioni, laboratori, officine, campi agricoli e una chiesa interna. Era una struttura aperta e tra i metodi di cura veniva privilegiata la terapia del lavoro.
Fernando Oreste Nannetti, protagonista del racconto di Nicoletta Manetti, era un internato che incise per anni con la fibbia della divisa un lungo “graffito” sulle mura del cortile, oggi considerato un’opera di outsider art. Noto come Nof4, nacque a Roma nel 1927 da padre ignoto e da Concetta Nannetti. Nel 1959, arrivò al Ferri (sezione criminale del Manicomio di Volterra); nel 1961 venne trasferito tra i ‘pericolosi’ dello Charcot, per ritornare, verso la fine degli anni ’60, al Ferri, divenuto nel frattempo padiglione ex-giudiziario, essendo terminata la convenzione dell’istituto con il Ministero di Giustizia. Rimase a Volterra, presso l’Istituto Bianchi, fino al giorno della sua morte, il 24 novembre 1994. In questa città è sepolto, nel cimitero comunale.
Oggi il complesso, in parte abbandonato e in parte riutilizzato per funzioni sanitarie, è meta di visite e ricerche storiche, diventando un luogo simbolico della memoria della psichiatria italiana. I graffiti e i resti delle strutture evocano ancora la vita, il dolore e le storie racchiuse dietro le sue mura.
Grazie alla paziente e meritevole opera di un gruppo di volontari della ONLUS “Inclusione Graffio e Parola”, che hanno staccato dai muri i graffiti, è ora possibile ammirare da vicino nel museo allestito nei locali dell’ex manicomio, i pensieri di NOF4 incisi nella pietra, considerati un importante esempio di Art Brut. Un “Libro di pietra” per comprendere quanto sia sottile il confine tra arte e follia.
