
Sabato una persona che ho incontrato alla serata dedicata agli auguri del Gruppo Scrittori Firenze mi ha fatto omaggio del libro che contiene le sue poesie. È strano, nel mio Calendario dell’Avvento avevo invitato chi mi leggeva ad andare a comperare un libro, io invece l’ho avuto in omaggio.
Non conosco bene Chiara Sardelli, l’autrice delle poesie contenute in “Bise” l’antologia poetica edita da Aletti Editore, l’ho conosciuta tramite il GSF, ma evidentemente lei mi conosce meglio perché mi ha detto che avrei apprezzato le sue poesie perché anche io ne scrivo. Devo essere sincera, non scrivo poesie, ma solo degli insiemi di parole che si chiamano “Petitonze”, piccoli undici; chiamarli poesia è veramente sopravvalutarli. Ma diciamo che sono comunque una forma di scrittura che si discosta dalla prosa.
Ma veniamo alle scritture di Chiara, Il tema delle sue composizioni sono tre elementi “terra, acqua e aria”, che assieme al fuoco compongono la base cosmogonica della natura. Nella sua presentazione Chiara ha precisato che il fuoco, elemento mancante nel libro, sarà il protagonista di un suo futuro lavoro, intanto ha presentato con composizioni poetiche gli altri tre, facendoli dialogare tra loro e con quello che la sua vita ed esperienza l’ha toccata.
Si tratta di componimenti in versi liberi che, prendendo ispirazione dagli elementi trattati, ognuno con alcuni componimenti, approfitta per dichiararsi e svelarsi come donna e come amante della natura. Nel componimento dal titolo “Ginestra romantica” Chiara mette in scena la sua fragilità: «Ti pieghi e mi offri il braccio / mi appoggio e ti raggiungo, / più in alto» quasi che il braccio di chi la sorregge serva per darle sicurezza per emergere.
Anche in “Il cuore diviso” c’è chi la sorregge: «il tuo braccio, disteso in gentile offerta, mi sostiene e impedisce la caduta», quasi che la ricerca di amore si riveli dall’offerta di un braccio sicuro.
L’acqua è però l’elemento preferito, quello che la sorregge dove riposa il suo corpo.
Le metafore mi hanno colpita, specialmente una. «Mi ispira e mi insegna il genio dell’eterna giovinezza / liberato dalla bottiglia rugosa del mio corpo / come fosse un doppio». Bellissima immagine che rende il corpo invecchiato un contenitore rugoso da cui liberarsi.
Il vento che da alche il nome al volume è ricordato nella sezione che racconta dell’aria attraverso le foglie d’autunno dalle «pieghe accartocciate» e nel gesto liberatorio di una capriola.
Ma molto altro è possibile trovare nei componimenti che fanno parte di questa raccolta.
Grazie Chiara di avermi fatto dono del tuo libro.

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