Ada Ascari legge “Gisella Selden-Goth e sua figlia Trudy a Firenze” di Maria Dina Tozzi

La scorsa notte insonne qualcosa ha prodotto, sono riuscita a leggere il libro che racconta le vite di Gisella e Trudy, sua figlia; due donne che hanno lungamente vissuto a cavallo tra il 19° e il 20° secolo.
Me lo ha regalato ieri una amica: l’autrice Maria Dina Tozzi con una bellissima e immeritata dedica: l’ho accettato con piacere e curiosità.

Il Saggio/biografia racconta con dovizia di particolari le vite di due donne che dall’Ungheria – paese natale di Gisella – e dalla Germania – paese natale di Trudy – si sono spostate per l’Europa alla ricerca di una sicurezza di vita e stabilità emotiva; due sentimenti che hanno trovato a Firenze nel 1923.

Anni duri per chi come loro è di religione ebraica, con una famiglia facoltosa alle spalle, una cultura cosmopolita che fanno di Gisella e Trudy bersaglio potenziale di discriminazioni negli anni tra le due guerre mondiali.
Rimasta sola molto presto Gisella è una fine musicista, allieva di grandi maestri, seguace di Busoni che, stroncando le sue velleità artistiche di pianista, la fa diventare una intenditrice di musica classica, scrittrice, giornalista, amica di personaggi influenti del mondo musicale tra cui spicca Arturo Toscanini.

Firenze ’23 il fascismo è in ascesa; in un primo tempo Gisella prova ad adattarsi al vento che cambia, organizza eventi musicali, partecipa alla prima edizione del Maggio del ’33, ma ben presto il suo intuito la porta a decidere di lasciare l’Italia e trasferirsi negli Stati Uniti dove aveva stabilito in precedenza conoscenze che le permettono di continuare la sua attività di critica musicale.
I buoni rapporti col mondo culturale fiorentino rimangono, amica dell’editore Aldo Olshki intrattiene con lui una fitta corrispondenza, che le permetterà di rientrare alla fine della guerra in Italia, nella sua amata Firenze.

Intanto Trudy, degna figlia di tanta madre intraprende la carriera di danzatrice e a sua volta di organizzatrice di eventi, che portano, anche lei, a intrecciare amicizie e relazioni professionali importanti.

Firenze e l’Elba sono i luoghi di elezione delle due donne che vogliono sentirsi cittadine di Firenze e proprietarie di un pezzetto di terra sul mare da cui si guarda il tramonto.

La lunga vita di Gisella si conclude a 91 anni poco dopo la scomparsa della figlia; senza eredi il grande patrimonio culturale, le collezioni raccolte, malgrado il desiderio di tenerlo unito, viene disperso a parte un fondo presso la Biblioteca Centrale Nazionale.

Conosco la scrittura di Maria Dina Tozzi, una capacità incredibile di chiarezza che in questa doppia biografia ha ottenuto di rendere vividi i ritratti di due donne che stavano per essere dimenticate.

Immagino un lavoro di ricerca certosino, che ha arricchito il testo di fotografie, documenti, brani di lettere, scovati negli archivi e inseriti a corollario di una storia affascinante, che mi ha in ultimo anche emozionato.

Molti gli artisti, musicisti, letterati citati nel libro, a dimostrare la grande vitalità soprattutto di Gisella che ha saputo intessere legami, creare un intreccio di conoscenze, oggi si direbbe “fare rete”.

Maria Dina Tozzi ha saputo rendere vive e presenti le relazioni, i gesti anche generosi, senza mai forzare la mano, mantenendo un giusto distacco, ma nello stesso tempo capace di far apprezzare il valore di due vite in un periodo così difficile. Ha saputo inoltre rendere evidente l’amore che soprattutto Gisella aveva per Firenze, per la sua storia, l’arte che emanava, e ancora emana, il clima di bellezza e armonia che cercava di ricreare attorno a lei.

Un libro prezioso che rende giustizia a chi, forse, sarebbe stato dimenticato.

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