
Un padre ingombrante, una casa ingombrante.
Il mago è colui che fa le magie, se poi si tratta del proprio padre quali magie può avere mai fatto con il figlio? Fino a che il padre è in vita tanto mago non sembra, una persona eccentrica e distratta, che la madre giustifica dicendo: “Sai com è fatto!”. Già, ma come è fatto un padre che fa le magie per gli altri, uno psicanalista famoso che “guarisce” con la parola, appunto… con la magia.
Quando si legge un libro – a me capita così – si viene trasportati in una zona parallela una stanza in cui le immagini si confondono, la fantasia si mescola con la realtà, i ricordi si confondono con i ricordi, quelli dell’autore e i miei. Forse sono troppo auto-centrata ma nel libro di Trevi mi sono quasi identificata, non tanto per le vicende, così distanti da me, ma per la similitudine del personaggio del mago. in cui ho rivisto mio padre.
Anche mio padre era un mago.
E vengo alla casa ingombrante, una casa in cui Trevi junior decide di andare ad abitare, una casa impregnata di fantasmi, non solo quello del mago, ma anche di tutti e tutte le miracolate – soprattutto donne – del mago. Personaggi che non si rassegnano alla scomparsa di chi le ha ascoltate, accolte, cambiate… voci che risuonano silenziose eppure assordanti, voci che non se ne vogliono andare e per questo rimangono a mezz’aria, pronte a farsi sentire agli orecchi che le percepiscono.
Anche la casa di mio padre risuonava, ma non di voci, di “una” voce che è arrivata con uno sbattere di porta, un turbinio di vento, un urlo lontano.
Che fascino hanno le case dei defunti! Ancora impregnate dell’odore di chi ci ha abitato, con i piccoli oggetti quotidiani ancora fuori posto, il frigorifero mezzo pieno – o mezzo vuoto – con l’insalata comperata il giorno prima che sta avvizzendo. Non sto descrivendo la casa del mago Trevi, ma quella del mio mago, che mi è balzata davanti nel suo accurato disordine appena entrata poche ore dopo la sua dipartita.
La casa del mago! Fascino sconosciuto, di una persona sconosciuta eppure vicina, stessi geni, stessi occhi, un amore infinito. Chi è il padre? Cosa si conosce di lui? Cosa si sa?
Così come Emanuele scopre a poco a poco chi era suo padre attraverso le persone che lo cercano ancora, probabilmente lo amano ancora, che continuano ad aggirarsi tra le mura della sua casa, io ho scoperto nello stesso modo aspetti sconosciuti di mio padre, aspetti che mi hanno turbato, che ho dovuto piano piano accettare. Aspetti nascosti nelle mura, negli armadi, tra le sue carte ormai inutili.
Ho dovuto imparare di nuovo ad amarlo, mio padre, a mettergli di nuovo in mano la bacchetta magica dei prodigi che sapeva fare.
Avrete capito. Vi ho parlato poco del libro di Trevi, perché il libro di Trevi si è rivelato come un ponte attraverso il tempo e non ho saputo resistere alla forza dei ricordi. Il mio mago è sempre con me, restituito ai suoi poteri taumaturgici, amato e sempre presente; perché metà di lui è in me.

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