Ada Ascari legge “Nata mancina” di Nicoletta Manetti

Premetto che non ho letto nessuno degli altri libri di Nicoletta e quindi approcciarmi alla sua scrittura con un romanzo, quando so che si è dedicata soprattutto a saggi letterari forse è stato un azzardo. Ma questo mi ha dato modo di leggere senza nessun preconcetto “Nata mancina”, senza nessuna aspettativa, potendo da lettrice “vergine” avvicinarmi alla storia di Ursula, nata con l’alluvione del ’66 e poi cresciuta in una Firenze da costruire dopo il disastro, come la sua vita di ragazzina poco amata, a volte dimenticata, costretta a rifugiarsi nei sogni e ad identificarsi con una grande poetessa: Emily Dickinson.

Piccoli stralci delle poesie della Dickinson punteggiano il libro a sottolineare il desiderio di evasione della protagonista che circondata da una fauna familiare variegata e complessa non desidera altro che fuggire in un mondo tutto suo che esternamente è sottolineato dall’essere “mancina” cioè diversa.

Una vita di frustrazioni, quella di Ursula, ribattezzata Orsola (come la protettrice di Firenze) da suore bigotte e cattive, poi tradita dall’amica del cuore, colpita dall’incidente del padre, costretta ad abbandonare gli studi, in cui eccelle, per ragioni economiche per andare a lavorare come commessa al sottopasso della stazione.

Sembra la storia di “Cenerentola” maltrattata dal mondo, fino a che, come nelle favole, non arriva una fata che invece di essere vestita di turchino è vestita di bianco come la poetessa Emily.

Lieto fine, quindi come nelle migliori fiabe? Sì e no, perché la vita non è una fiaba e il diavolo ci mette sempre lo zampino, ma la speranza si fa strada e per sapere che speranza si prospetta a Ursula, una volta Orsola e nata mancina, conviene leggere fino in fondo ciò che ci racconta Nicoletta.

E ce lo racconta con un linguaggio pulito, apparentemente semplice, perché la semplicità è sempre frutto di un lungo lavoro di scrittura, un racconto che si snoda tra le strade e le vie di Firenze, anche in angoli nascosti che si aprono però a visioni inaspettate.

Orsola, come è detto in copertina, è meravigliosamente inperfetta, ha in sé tutte le contraddizioni della sua giovane età consumata in un ambiente che non ha saputo o voluto capirla, ma che la fanno sbocciare con un fiore, perché, nonostante tutto, è forte e determinata, 

“Nata mancina” è un libro che celebra la forza che si cela dentro una ragazza, poi donna, ma che per  traslato si cela in tutte le donne che hanno una vita turbolenta e poco amata, in tutte quelle donne che nonostante tutto credono in se stesse, vogliono farcela e non esitano anche a credere nei sogni, nella poesia e nell’immaginario.

A volte i sogni si avverano.

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