
Più che un romanzo è un esame di coscienza in cui il protagonista, mai nominato, cerca di affrontare la sentenza di morte che i medici gli hanno regalato. Ne esce un libretto che anche se all’inizio è abbastanza scontato: la paura di morire, il patto col diavolo di faustiana memoria, gli accordi per evitare temporaneamente la dipartita, che però, essendo esseri umani, è probabile al 100%.
Il patto, con un Diavolo, in versione hawaiana, è che il nostro eroe avrà un giorno di vita in più dopo la scomparsa dal mondo di qualche cosa a sua scelta.
Già ma cosa scegliere? qui viene il bello… o il brutto. Perché ogni cosa ha la sua ragione d’essere. “Anche i film, la musica e il caffè. Ma, se le cose stavano così, allora anche tutte le cose in apparenza superflue erano in realtà preziose per il mondo.”
Se in un primo momento sembra facile trovare oggetti a cui rinunciare, le cose si fanno sempre più complicate, e soprattutto dolorose. Dai cellulari, si passa ai film e poi agli orologi… ma quando si tratta di far scomparire i gatti ecco che il nostro protagonista si ribella. “I gatti sono qualcosa di fantastico. Ti ignorano per la maggior parte del tempo, ma quando percepiscono che stai davvero male si avvicinano senza fiatare. Come non hanno il senso del tempo, i gatti non hanno il senso della solitudine. Per loro esistono esclusivamente il tempo trascorso con loro stessi e il tempo trascorso in compagnia di qualcun altro. Forse la solitudine è un sentimento esclusivo di noi esseri umani“.
Attraverso una lenta presa di coscienza, si arriva a capire che non vale la pena rinunciare alle cose più preziose, ai ricordi, a chi ti è stato vicino, anzi bisogna fare un piccolo passo e riavvicinarsi anche a chi a poco a poco si è allontanato.
Dalla lista dei desideri delle prime pagine, alla lettera alla persona che non si vede da 4 anni, si traccia un percorso di consapevolezza che porta il nostro protagonista a comprendere che fondamentali sono i ricordi, ma anche gli affetti e la famiglia. “Avevamo scambiato la famiglia per un dato di fatto, ma la famiglia non è qualcosa che esiste a priori, la famiglia è qualcosa che si crea. Io e te eravamo due persone distinte legate unicamente dal sangue. Ci siamo voluti bene, abbiamo cercato l’uno l’affetto dell’altro, ma tutta un tratto ci siamo accorti di avere imboccato due sentieri completamente diversi e di essere ormai distanti“.
Imboccare sentieri diversi. I sentieri però possono ricongiungersi da qualche parte, basta volerlo, aprire il proprio cuore, decidere che è giunto il momento, non solo abbandonandosi all’ineluttabilità della propria morte, ma anche della riconciliazione.
Come ho detto un libretto questo di Kawamura che più che un romanzo è un esame di coscienza, in un flusso di pensieri che arrivano poco alla volta, ma sono sempre più pressanti e importanti.
Un tema, quello della morte, difficile da affrontare. In fondo, tutti siamo destinati a morire, anche se non ci si pensa, noi esseri umani prima o poi dovremo andarcene.
Un tema che l’autore affronta in tono apparentemente leggero, a volte quasi scherzoso specialmente quando ci descrive la figura del Diavolo che lo punzecchia per solleticare il suo desiderio di vivere un giorno in più. Un Diavolo che quando si arriva al punto cruciale di eliminare i gatti dal mondo, davanti al diniego, si rivela per quello che veramente è.
Io stessa non avrei sopportato l’eliminazione dei gatti. Come inquilina della mia gatta conosco l’influsso benefico del suo essere presente nella mia vita. Il suo calore, le sue fusa e il suo cercarmi; piccola anima inconsapevole del grande potere che possiede.

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