
Finalmente! Finalmente sono riuscita ad arrivare all’ultima pagina di questo corposo libro di Carrère, 312 pagine. Mi sono stupita, perché pensavo fossero di più per quanto mi hanno fatto faticare.
Un libro che non è un romanzo, non è un saggio, non è una autobiografia anche se ci assomiglia molto. Yoga è un lunghissimo flusso di coscienza, ecco l’ho detto!
Come tutti i flussi di coscienza comincia in un modo e finisce in un altro, sembra che porti da qualche parte e poi ci si ritrova da tutt’altra, inizia con la disciplina – si può chiamare disciplina? – yoga e termina… ma veramente termina? Questo libro potrebbe continuare all’infinito se solo Carrère l’avesse voluto, grazie di esserti fermato a pagina 312!
Carrère è un grande scrittore perché riesce a trascinare chi legge dentro le pagine, anche se a volte i concetti si ripetono e sembra di leggere le stesse cose dette in modo diverso. Proprio per questo la lettura è stata lenta, lenta come i passi del TaiChi, che descrivono un percorso interiore attraverso i gesti misurati della “forma”. Lo yoga è di sottofondo, della meditazione Carrère ne dà una miriade di definizioni compresa questa: “la meditazione è pisciare quando si piscia e cacare quanto si caga“. Che se ci si mette a meditare su questa frase non possiamo che essere d’accordo! Specialmente se di è si sesso maschile. per le donne è più difficile distinguere del tutto le due cose.
Ma torniamo seri, e torniamo allo yoga e alla respirazione che – a quanto ho capito io novella praticante – è il movimento fondamentale. Sentire l’aria che entra e che esce e nient’altro sta tutto qui il difficile, perché noi – umani – all’aria non ci facciamo proprio caso. E mentre l’aria entra ed esce la nostra testa viaggia proprio come fanno le parole di Carrère che portano il lettore in giro per il mondo sulle tracce di avvenimenti personali e collettivi dalla malattia mentale alla morte di un amico, dalla strage del giornale Charlie Hebdo, all’immigrazione clandestina, passando per una esperienza amorosa clandestina molto ben descritta e alcune sedute di elettrochoc.
C’è tutto dentro questo libro, c’è talmente tanto che si fa fatica a seguire cronologicamente gli avvenimenti, ma forse non è fondamentale.
Flusso di coscienza ho detto, c’è un intero paragrafo del primo capitolo, o forse è un capitolo della prima parte… non so, in cui si parla di writti per 13 pagine. I writti – a quanto ho capito – sono i vortici dei pensieri, quelli che non possiamo controllare, sono le immagini che arrivano all’improvviso e portano da dove siamo all’altro capo del mondo, da una persona all’altra, da un oggetto all’altro inconsapevolmente, è il contrario della razionalità della linearità, è il modo in cui pensiamo, è quando arriva all’improvviso un’idea, un’intuizione. Da dove è venuta? Dov’era fino a ora? Writti è il contrario delle imposizioni, è la libertà più totale, nessuno può censurare il pensiero.
Ecco tutto il libro è così un susseguirsi di immagini, pensieri, considerazioni, che arrivano una dopo l’altra non necessariamente in ordine logico. Per questo è stato tanto affascinante leggerlo e tanto difficile arrivare alla fine.
Direi che mi ha messo tanti writti nel capo che andavano per conto loro e mi impedivano di proseguire nella lettura. E ciò non è necessariamente un male, anzi, è stato bello seguirli e vedere dove mi portavano. Facevano incrociare la mia strada con le parole di Carrère, sembra stano, ma è così.
L’ultimo capitolo del libro introduce una speranza, perché dopo tanto pensare, meditare, vivere nella sofferenza, scrivere, arriva il momento che le cose cambiano, può arrivare l’amore? Può aprirsi un nuovo capitolo ancora non scritto perché Carrère è ancora vivo, ha ancora del tempo da vivere e il libro che ha scritto – Yoga – è solo una parte della sua esperienza da vivo. Le ultime parole che chiudono il libro infatti sono “Oggi sono pienamente felice di essere vivo“. E chi potrebbe dargli torto?
Anche io oggi sono pienamente felice di essere viva e di avere portato a termine la lettura di un libro che ha attraversato anche la mia sofferenza e fatica, ma alla fine mi ha dato la consapevolezza che ogni vita è come praticare lo yoga, basta essere consapevoli della grandezza e delle difficoltà che comporta. Respirare, e poi ancora respirare.

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