
Primo libro dell’autore, conosciuto attraverso discussioni letterarie e passaparola, anziché sugli scaffali delle librerie o in programmi televisivi culturali (ma potrebbe essere una mia mancanza, dato lo scarso interesse per questo canale informativo).
Ritornando dal breve viaggio da Parigi, ancora con profumi e odori della città sulla pelle, mi sono ritrovata tra le mani questo breve romanzo, acquistato e divorato in poche ore.
Chi era Jean Cocteau? Perché così poco conosciuto a differenza di altri artisti del suo tempo? Eppure è stato un personaggio di rilievo nel panorama artistico francese, leggo cercando notizie e approfondendo meglio tutto ciò che lo riguarda. Artista poliedrico, si dedicò con passione a ogni espressione d’arte: scrittura, musica, scultura, danza e poi cinema (fu anche regista delle sue opere). Però a differenza di altri scrittori in Italia è poco rammentato (così almeno pare).
La sua prosa (basta leggere qualsiasi frase o periodo, scegliendo una pagina a caso) è uno scrigno ricco di preziosa letteratura, dallo stile ricercato, preciso, profondo, pieno di tormento, sofferto e amplificato.
In queste poche pagine (nemmeno sessanta), ho trovato una ricchezza interiore rara, unica, un mondo ricco di sentimento e valori, esternati attraverso il dialogo intimo fra sé e con il lettore, col desiderio di fargli conoscere, renderlo partecipe della sofferenza, del dolore di un’ esistenza travagliata, complicata dal difficile rapporto con il genitore e la società, sconvolta dal lutto degli affetti, dalla dipendenza da oppio, dai ripetuti ricoveri per disintossicarsi, dalle tormentate relazioni amorose promiscue…
Certo è, che da tutto questo tormento interiore, ne esce una narrativa pregiata, davvero godibile dal punto di vista stilistico e letterario.
Il libro bianco si potrebbe definire un romanzo di formazione, dove il protagonista, voce narrante, alla ricerca di un’identificazione sessuale, racconta le prime esperienze sensuali, la scoperta della sua omosessualità, definendola condizione inevitabile per essere nato da un padre “che se avesse scoperto i gesti che non aveva mai trovato l’occasione di sviluppare e che mi erano rivelati da frasi, dal suo modo di camminare, da mille dettagli della sua persona, sarebbe cascato dalle nuvole”. E sempre riferendosi al padre, lo descrive come un uomo che “viveva nell’ignoranza di sé stesso e accettava il proprio fardello”.
Una lettura piacevole in cui si assiste allo sviluppo fisico, psichico e sociale del ragazzo, attraverso riferimenti e note anche autobiografiche. Il tema dell’omosessualità è centrale nel racconto ma la continua ricerca di identità, la fede cristiana, i lutti ricorrenti, il tormento interiore, i dubbi , le incertezze, le riflessioni incessanti sulla propria condotta, sono tematiche altrettanto significative che ne attestano il carattere autobiografico.
Un prezioso tesoro di pura letteratura quando parla della bellezza e del suo potere ammaliatore: “I privilegi della bellezza sono immensi. Agisce perfino su coloro che sembrano preoccuparsene meno”. Oppure quando parla della superficialità, ipocrisia e durezza di fronte alla morte da parte dei suoi imberbi compagni di classe:“La gioventù non è tenera”.
Altrettanto suggestiva e interessante riflessione sulla fine ineluttabile è la frase: “Ai morti interessa solo la morte”.
E a proposito della fede:“Troppo facile rivolgerci al cielo ogni volta che perdiamo quanto ci ammaliava sulla terra. Oppure: “Quanto sia ammirevole l’economia di Dio. Dà l’amore quando ne manca e, per evitare un pleonasmo del cuore, lo rifiuta a quelli che lo possiedono”.
E concludo con un pensiero esplicativo della sua profonda sensibilità: “Finivo con l’invidiare coloro che, non soffrendo in modo vago per la bellezza, sanno ciò che vogliono, perfezionano un vizio, pagano e lo soddisfano. […] Un vizio della società fa della mia rettitudine un vizio. […] ma non accetto di essere tollerato. Ciò offende il mio amore per l’amore e la libertà.
E con queste pillole chiudo, considerandolo soltanto un piccolo assaggio dell’autore, con la promessa prossima di continuarne la lettura con I ragazzi terribili, il suo capolavoro.
Superfluo aggiungere leggetelo?
Il libro bianco di Jean Cocteau (Guanda 1963)
Antonella Cipriani

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