Antonella Cipriani legge: “L’equazione del cuore” di Maurizio De Giovanni

Un libro tira l’altro, così dopo “Il concerto dei destini fragili” ho affrontato con altrettanta convinzione “Equazione del cuore”, un romanzo stavolta, che ha soddisfatto le mie aspettative.

Anche qui l’autore scava nell’animo dei personaggi, in particolare in quello del protagonista Massimo, un ex professore di matematica, vedovo, che ha scelto di vivere l’ultima parte della vita, su un isola di fronte al golfo di Napoli. La figlia Cristina, sposata con un imprenditore influente e facoltoso, vive insieme al figlio di nove anni in una ricca cittadina della Padania. Un tragico incidente sconvolge famiglia: Cristina e il genero  perdono la vita, mentre il nipotino, Checco si salva, anche se in coma in un reparto di terapia intensiva. Massimo lascerà l’isola per recarsi al capezzale del nipote, e come unico parente diretto, sarà costretto a seguire e prendere decisioni –  non facili – sulla sorte del piccolo e dell’azienda di cui il bambino è l’erede diretto. Si troverà coinvolto, a dispetto della sua iniziale freddezza (“per tutta la vita si era schierato contro l’irrazionalità delle emozioni e l’inopportunità dell’immaginazione”) e del suo unico desiderio di tornare all’ isola e alle sue abitudini, in un turbinio di sentimenti ed emozioni che lo metteranno continuamente in discussione. 

Suggestivi i passaggi in cui Massimo dialoga col nipote nella speranza di allacciare un rapporto che sente di non avere mai avuto. E proprio al letto di Checco inizierà una conversazione, rivolgendosi più a sé stesso che al nipote, alla ricerca di una spiegazione logica, di una motivazione a tutto questo dolore: “Pensano tutti che un matematico cerchi la regolarità, invece è proprio il contrario. Un matematico guarda le cose senza pregiudizi, e conta. Solo questo: conta. Se tu piccolo signor Petrini Francesco detto Checco, perdi il tuo caos, quel monitor presenterà la massima regolarità, che è una linea dritta. La regolarità è morte, l’irregolarità è vita.” E ancora nelle pagine successive ribadisce lo stesso concetto: “L’irregolarità, il caos è vita, l’ordine e il silenzio sono morte”. Sono passi di autentica poesia.

Il rapporto con Alba, la tata del bambino, donna viscerale ed emotiva – la sua antitesi – contribuirà a metterlo ancora più in discussione, fino a portarlo a scelte inaspettate.

Da buon giallista qual è l’autore, non manca una nota di “giallo” in cui De Giovanni ci fa intendere, per bocca del vicecommissario Caruso, che l’incidente non è stato casuale. Un ingrediente in più che ci regala attesa e curiosità.

Una lettura davvero commovente, intensa, appassionante in cui si assiste all’evoluzione del personaggio di Massimo, uomo cinico, freddo, distaccato all’inizio, ma disponibile, allo scorrere degli eventi, a mettersi in gioco, ad accettare la realtà con le sue verità, coi i suoi fantasmi nascosti, e a trovare infine l’unica  soluzione a lui congeniale, che trova fondamento sulla passione della sua vita, la matematica, unita però alla voce del cuore.  

Un romanzo scorrevole, intimo come un dialogo sussurrato, rivelatore di emozioni e sentimenti inconfessati, che spesso solo il dramma riesce a tirar fuori.

Il finale aperto, che ho trovato strategico e appropriato, ci lascia la possibilità di scegliere, una mossa in cui l’autore può essere sicuro di aver accontentato tutti i suoi lettori.

Consigliato.

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