Antonietta Toso legge “11 Settembre” di Carlo Menzinger

Firenze, 25 Settembre 1943

 Il racconto è collocato in pieno conflitto mondiale che l’autore circoscrive al giorno dell’arrivo degli americani a Firenze l’11 settembre del ’43 e che spiega  attraverso lo sguardo di un bambino che quel giorno compie dieci anni.        

La vicenda è toccante quanto drammatica.

Lo scrittore spalanca la porta dei ricordi di un uomo che oggi ne ha sessanta mentre  mostra, a chi ancora non c’è, Firenze sottosopra: statue che vengono rimosse o ricoperte di stracci, sacchi di sabbia attorno ai monumenti che si trovano in ogni dove, che si allungano e si abbracciano dentro e fuori le sue mura.

Ma ciò che l’autore tende a mettere in risalto e a far rivivere al nostro protagonista attempato sono le severe conseguenze psicologiche che il bimbo, fin da quel lontano presente, patisce perché colpito da eventi che cambiano la sua vita per sempre. Conseguenze che non possono non toccare l’anima anche dei lettori inconsapevolmente apatici perché lontani da quegli anni.

Quel bimbo viene, a causa del bombardamento del 25 settembre del ’43,  improvvisamente scaraventato dentro un mondo terrificante che spazza via il suo: mamma, fratellino, sorellina, la sua casa. 

Il bambino è confuso: i soldati amici ora sono i nemici e i nemici, amici  “chi non conosci fa più paura” si dice. Il mondo si è “rovesciato” pensa, tanto più che il padre muore  “al fronte, quando i nemici erano ancora quelli che parlavano inglese”.

L’anziano protagonista, ricorda come, a soli dieci anni é costretto, in un solo giorno, a esplorare ambiti interiori dai sentimenti opposti. Deve accantonare l’amata divisa balilla che indossa con orgoglio e dire addio al futuro con i suoi sogni mentre paure dal carattere diverso lo sconquassano così come la disperazione.

Teme la morte. Le bombe. Soprattutto teme l’uomo. Perde fiducia nella vita.  Smarrisce la fiducia di chi si consegna ciecamente alle rassicuranti braccia materne e che trova asilo nel calore della sua casa perché sottratte troppo presto.

Le vicende che accadono nel giorno del suo compleanno e della liberazione ma che percepisce come l’inizio di un imprigionamento dentro se stesso, rimangono saldamente ancorate nell’inconscio. Si manifestano, anni dopo, seppure accidentalmente, proprio il 25 settembre.

Quel ragazzino che è ormai  un giovane adulto non crede nelle coincidenze, niente  avviene per caso. E’ convinto, piuttosto,  che quell’avvenimento é arrivato a lui dal suo profondo come segno che sia giunto il momento di soddisfare un’ inconsapevole sete di vendetta.

La narrazione procede con il protagonista che percorre l’intera vita  a soddisfare la sua sete di vendetta, a bearsi  nel vedere la morte sulla faccia del nemico. E’ felice di rendere giustizia a chi non sa farsela da solo.

Ci tiene però a sottolineare che “Il Serial Killer dell’undici settembre 2001” non è lui. 

di Antonietta Toso

Nota “11 Settembre” fa parte della raccolta “Apocalissi fiorentine” (Tabula Fati, 2019) di Carlo Menzinger di Preussenthal     

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