
L’autrice Maria Pia Perrino del romanzo “FINCHE’ VOLA L‘AQUILONE” invita il lettore a ripercorrere, insieme a Bianca, protagonista, sentimenti ed emozioni che caratterizzano ogni fase della sua vita.
Ed ecco che il lettore, si trova subito in sintonia con i valori umani, famigliari che la regione Puglia da cui proviene Bianca, mette in evidenza.
L’autrice porta immediatamente a coinvolgere il lettore per la gran pena che Bianca, appena bambina, sente per la solitudine che percepisce nella madre Mariuccia.
La donna, rimasta intimamente bambina e con un marito che crede che la felicità della moglie debba consistere nel ruolo di madre, spesso si ritira in mutismi che nonna Rosa mette in fuga accompagnandola in qualche luogo di villeggiatura. L’autrice porta il lettore a udire Bianca che parla con tenerezza del suo cane Bozo, solo suo, però, appena una settimana.
A sentire l’affetto sincero di Bianca per Giuseppe, il bimbo che un’amica di Mariuccia, per tutti Uccia, dà alla luce a luglio, solo due mesi dopo la sua nascita. Giuseppe la seguirà durante l’adolescenza e nell’età adulta.
Benché Bianca si nutra degli affetti famigliari di cui è circondata, il padre in primis, allo stesso tempo si percepisce prigioniera. Vuole crescere, emanciparsi, fare le sue scelte a cominciare dalla prima sigaretta.
Il desiderio di emancipazione trova sponda nelle parole dell’insegnante di Economia Domestica che le dice, con faccia “schifata” che, essendo mancina, non è “atta” a gestire un ambiente casalingo.
La vita di Bianca prosegue nell’insicurezza per l’improvviso, inaspettato cambiamento da bambina a donna che la catapulta in un corpo che non le sembra più il suo (“Si sentiva uno sgorbio, odiava i segni di femminilità ormai evidenti e prorompenti”) e, mentre la madre continua a pettinarla, a farle trecce e codini, si unisce a movimenti studenteschi sotto lo sguardo orgoglioso del padre.
Il processo d’integrazione si complica quando, ammessa all’università, si trasferisce a Milano, in un mondo in cui si sente smarrita. Le manca tutto della sua Terra, le mancano gli “anni d’oro” in cui ha partecipato alla vita politica, in cui si è finalmente sentita importante.
Per Bianca, chiamata anche Pia, in onore di Padre Pio, lo studio diventa il suo unico svago e rifugio. S’impegna. È brava.
A ventun anni, un avvenimento improvviso, simile a un terremoto, cambia radicalmente la sua vita ma non i suoi obbiettivi. Riuscirà a laurearsi.
Ed è qui che mi fermo per non svelare il cuore della trama del romanzo colmo di vicissitudini ma anche di desideri realizzati e di soddisfazioni.
Bianca continuerà ad affrontare le nuove sfide che la vita le pone fra incertezze e timori, ma forte dei valori che nutrono la sua Terra.
“Finché l’aquilone vola” é un romanzo che mette in rilievo sofferenze e gioie, speranze e timori che, fin dai primi anni di vita, attraversano l’esistenza di ogni donna, sia del Sud Italia come del Nord, induce a non perdere di vista il valore, il senso dell’indipendenza e della emancipazione.
di Antonietta Toso

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