
L’autore inizia il romanzo con la descrizione del sogno del protagonista all’aeroporto di Amburgo mentre è in attesa del volo verso Santiago.
Suggestionato dalla lettura di Chatwin “In Padagonia” e dal romanzo “Moby Dick” di Hermann Melville, fa un viaggio avventuroso nel suo luogo di nascita, il Cile.
Ha 16 anni e si chiama Ismaele.
I primi mille chilometri li compie in treno fino a Puerto Montt. Lì i binari si confondono con il paese che si spezzetta in un migliaio di isole e isolati, canali e bracci di mari in un mondo alla fine del mondo.
Che meraviglia, per il lettore, vedere attraverso gli occhi di un ragazzo, l’ingegno della natura che per difendersi dall’intrusione dell’uomo costruisce cordigliere, zone ventose, innalza selve impenetrabili, forma ghiacciai eterni, lagune, fiordi, fiumi.
Le immagini che l’autore trasmette sono chiare e nette. Pare di essere a bordo dell’Estrella del sur mentre sbatte contro onde e correnti e attraversa untratto di mare insidioso per andare a caccia di balene.
Una voce che chiede la carta d’imbarco riporta il sognatore ad Amburgo. È un uomo che opera per un’agenzia giornalistica legata a Greenpeace, pronto a salire in aereo, destinazione Cile. Siamo nel giugno 1988. Quel viaggio, tuttavia, inizia molto tempo prima quando un fax che riporta i dati sull’inquinamento arriva nel suo ufficio e lo sprona a lavorare per proteggere il territorio e salvare l’uomo da se stesso.
Il 15 giugno 1988 giunge la notizia che la nave officina Nishin Maru che batte bandiera giapponese è nelle acque dello stretto di Magellano. Molti uomini dell’equipaggio sono morti o feriti ed è anche urgente contattare le organizzazioni ecologiste dato che già da maggio anziché ottobre, le balene azzurre scorrazzano nelle acque giurisdizionali Cilene.
Va detto che nel 1987 i giapponesi ottengono, in modo fraudolento, il permesso di uccidere, per scopi scientifici, ben trecento Balene Nane invece delle solite due.
Se il sogno del Capitano Toshiro Tanifuji è di ricominciare la caccia commerciale alle balene a larga scala, quello dell’attivista di Greenpeace, Bruce Adams è invece il mare aperto dove tutte le specie possono vivere e moltiplicarsi in armonia con i bisogni dell’uomo.
L’intuizione del giornalista che la nave officina Nishin Maru sia lontanissima dalle coste cilene per far perdere le sue tracce si rivela giusta. Il suo Capitano Toshiro Tanifuji non mira al bottino di Balene Azzurre ma di Balene Pilota, conosciute anche con il nome di Calderon. In via di estinzione, la Commissione Internazionale per la Caccia alle Balene ne proibisce categoricamente la battuta. Le Calderon, da parte loro, si difendono nascondendosi nelle insenature delle acque del pacifico meridionale, a Sud dello Stretto di Magellano.
In quello stesso giorno varie navi ecologiste sono sparse per i mari di tutto il mondo per proteggerli da scorie, armi e trasporti nucleari. Altre, come animali feriti, attendono rimedio. La grande ammiraglia Rainbow Warrior invece viene abbattuta nel porto di Auckland, Nuova Zelanda.
Qui sentiamo il pianto del nostro protagonista che scrive:
“Non c’è niente di più bello di un veliero che solca i mari in silenzio…” e nel silenzio con una cerimonia dei Maori quel veliero scende negli abissi.
Alle domande giornalistiche sui marinai feriti e morti che l’attivista legato a Greenpeace pone a Jorge Nilssen Capitano della Finisterre l’uomo risponde con l’invito di salire su un aereo, di raggiungerlo per osservare i fatti da vicino.
L’attivista, con la spilla di Greenpeace, la Balena che si tuffa in mare, sulla maglietta, vola ventimila chilometri in un mondo alla fine del mondo.
Molto interessanti e coinvolgenti sono le pagine che seguono. Raccontano chi è Jorge Nilssen e le sue origini ancestrali. Raccontano le persecuzioni da parte degli stranieri inflitte agli abitanti della Padagonia e della Terra del Fuoco. Raccontano che il mare cambia, che i delfini si assentano, che le balene smettono di saltare davanti alle scogliere dell’isola Van der Meule. Che i giapponesi nel deforestare le cordigliere della costa distruggono anche lo spettacolo dei salmoni che risalgono i fiumi per deporre le uova. Raccontano che diboscare significa uccidere migliaia d’insetti che rendono possibile la vita dei fiumi.
La narrazione cambia tragicamente tono quando la Finisterre viene fermata con uno sparo da una nave officina con bandiera giapponese. Gli uomini della Finisterre riescono, tuttavia, a vedere l’inimmaginabile, orrendo spettacolo, opera della nave nipponica che lascio al lettore scoprire e che dà ragione alla frase del Capitano “Non bastano le parole per descrivere il mare.” Per descrivere le indelebili cicatrici che affliggono le sue acque a causa delle navi officina, la più grande mostruosità che l’uomo abbia creato.
La descrizione della perizia con cui quelle navi stanano le balene dai nascondigli, attanaglia e si fonde con la narrazione delle navi pirata risalenti al 1500.
Il nostro protagonista, scortato dai delfini che continuano a saltare a fianco della Finisterre, tocca terra.
Il massacro continua.
di Antonietta Toso

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