
Il racconto narra le vicende del protagonista Vieri, umile contadino della Firenze del 1200. Ma Vieri non è solo un contadino, è un uomo buono, con la volontà di fare sempre la cosa giusta, combattere per la sua città, proteggere i suoi commilitoni, aiutare gli amici specialmente quando si trovano in guai seri anche a costo di rischiare la propria vita.
Tutto si svolge nella Toscana del 1200.
Uno scontro violento è in atto tra i colli di Monteselvoli, nella piana di Montaperti, fra guelfi, fiorentini che combattono per il papa, e i senesi, ghibellini che sostengono l’imperatore. È in questo parapiglia che viene a trovarsi il nostro protagonista Vieri che si offre soldato suo malgrado. Con lealtà e coraggio, seppur senza un’armatura, protetto appena da uno scudo, si avventura in guerra.
È uno dei pochi fiorentini che ritorna a Firenze sano e salvo e con appena qualche graffio. Ma non ritorna da solo, ha con sé Gianni, un uomo gravemente ferito.
“Mi pari Gesù sulla via Crucis, amico… Sono diventato la tua croce.” Gli dice l’uomo.
“La croce ce la portiamo nel cuore” lo tranquillizza Vieri e prosegue nella sua marcia verso casa fino allo sfinimento. È qui, ma non solo, che Vieri mostra una sensibilità che ha dell’eccezionale.
Il racconto prosegue. Racconta le battaglie che si avvicendano e si alternano fra guelfi e ghibellini. Come su di una scacchiera, l’autore tira in ballo nomi famosi: Alghiero Alagherii, Bellincione, Giambuono Medici, Calvalcante Cavalcanti e altri. Luoghi di Firenze: Porta di Santa Maria, Bargello, Palagio. Città quali Siena, Pisa che marciarono su Firenze. Racconta come, mentre Firenze è in fiamme, Vieri trova aiuto e riparo nella bella fanciulla Beatrice che lo accoglie in cantina, suo rifugio.
Vieri se ne innamora. Firenze brucia e anche il nascondiglio prende fuoco così come il loro amore. Vieri privo di forze la bacia sulle labbra. Poco dopo avvamperanno insieme nel fuoco dell’amore per sempre.
Il racconto continua. Le battaglie continuano senza sosta. I ghibellini un tempo guelfi scappati da Firenze ritornano. Emergono ancora nomi legati al passato di Firenze e dei fiorentini. Della Toscana.
Cecco Gualtieri, maestro del giovane Vanni Salimbeni intrattiene, con il suo allievo, una lezione che è più di vita che di storia. Gli racconta la battaglia di Montaperti, di Jacopo de Pazzi che perì in guerra. Che era un traditore, un comandante che aveva tradito il suo popolo. Al giovane Salimbeni che lo guarda perplesso insegna: “Per tradire può bastare il tempo di un bacio. Un attimo che cancella un’intera vita”.
Non esiste verità più vera.
di Antonietta Toso


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