Caterina Perrone legge “L’Eterno e la Stella Vagante” di Carlo Menzinger di Preussenthal

Il tempo? Non è mai quello giusto

Non ci meraviglia quanto riesce a concepire, ideare e scrivere Carlo Menzinger. Ancora una volta riesce a spiazzare il lettore.

Il protagonista del libro, quel Lazzaro resuscitato da Gesù, invece di gioire per il suo ritorno alla vita, invece di sentirsi un miracolato, si sente piuttosto un perseguitato, condannato a una terribile sentenza: rimanere immortale e perennemente giovane.

Tutti, ne era certo l’autore, si sarebbero scandalizzati di questa inattesa reazione. Anche se i veri saggi lo hanno sempre sostenuto che l’immortalità non è fonte di felicità, ma piuttosto di disorientamento e poi di noia infinita. Lo stesso Ulisse… Sulla terra di certo, poi chissà, magari anche nell’altro mondo.

È esperienza diffusa, nell’inesorabile erosione del tempo, non poter conoscere e sperimentare tutto quanto ci interessa; non saranno nostre le sorprese del futuro, lo sappiamo per certo che non ci toccheranno. Una nostalgia del possibile che ci rende malinconici e a volte rabbiosi.

Si pensi agli alchimisti, Cagliostro per tutti, che hanno passato la loro esistenza alla ricerca dell’elisir di lunga vita, capace di dare, se non l’immortalità, una lunga giovinezza. Anche Casanova si era rivolto a lui per un accordo segreto, generando misteriose fini.

Lazzaro invece, padrone di questo dono straordinario, se ne lamenta, se ne dispera, non si rassegna a una vita che non finisce mai, popolata dalla morte degli altri, che lui deve affrontare ogni volta dopo che nuovi legami si sono creati. Perché ai legami non si può rinunciare senza negare la nostra natura umana.

Si potrebbe pensare che Lazzaro sia di cattivo carattere, incline al pessimismo, alla depressione: possibile che non si accorga della straordinaria opportunità di poter vivere mille vite, di non essere afflitto dalla paura che continuamente ci sovrasta di perdere la nostra unica?

L’eterno, vagando nel corridoio del tempo, conoscerà tutti gli eventi cruciali che hanno segnato la storia dell’uomo (una sorta di ricorrente Forrest Gump), avventure e incontri strabilianti con gli accadimenti, i personaggi del mito, della tradizione biblica. Chi per queste incredibili esperienze non sarebbe disposto a pagare un prezzo? Ma lui non se ne contenta, non solo perché ahimè si tratta spesso delle peggiori esperienze umane, ma anche perché sono avvelenate dalla diffidenza di chi gli sta intorno e non riesce a comprendere e ad accettare la sua inossidabile vitalità, l’incredibile sua continua vittoria sulla morte.

L’altro protagonista del libro, la misteriosa stella vagante, mito dell’eterno ritorno, con la sua intermittente presenza luminosa segna un cammino e dispensa promesse.

Alla fine l’Apocalisse pare essere l’unica vera speranza di una fine per Lazzaro, insieme a quella di tutto il mondo creato, e quindi la ricerca disperata di contatto con lo spirito di Giovanni, che ne ha posseduto la visione, e si immagina ne possegga l’interruttore.

Quando finalmente appaiono i primi segnali premonitori dell’evento finale, l’autore ci sorprende ancora, immergendoci nella più mirabolante fantascienza.

Ecco allora un ultimo appiglio per Lazzaro, ormai sbalzato in una dimensione materialista, che potrebbe veder realizzare la sua sperata fine nel continuo (si fa per dire) ciclo di implosione ed esplosione dell’universo. O forse tutto potrà ricominciare per il malcapitato al prossimo big bang? 

Molto di più si trova molto in questo libro carico di riferimenti storici, mitici, letterari, tante inattese apparenti soluzioni che mi hanno indotta a credere infine che il destino mortale non sia, nonostante tutti i limiti, una sciagura così insopportabile. Ci può essere di peggio.

Caterina Perrone

Scheda de “L’Eterno e la Stella Vagante”

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