
Sparta Ovunque. Sette racconti ambientati nell’universo di Via da Sparta, Chieti 2020 Tabulati Fati
Sostiene Carlo Menzinger di Preussenthal, l’amico scrittore che ha creato l’universo ucronico di “Via da Sparta”cui ha dedicato una trilogia, che tutte le opere creative degli scrittori sono opere collettive, in quanto ogni lettore ricrea, si potrebbe dire a propria immagine e somiglianza, un nuovo originale prototipo della storia che si va raccontando. Mi sa che in effetti Carlo abbia ragione e che per me si stia aprendo un nuovo universo di lettura in cui a prevalere è la mia ingenua e giovanile anima di scrittrice. Tutta questa pappardella, per dire che nel commentare “Sparta Ovunque”, sono mossa dalle mie sensazioni di futura scrittrice e quindi si tratterà di una recensione atipica. “Sparta Ovunque” è l’ antologia di racconti nei quali sei autori si sono uniti a Carlo Menzinger di Preussenthal accettando la sfida di immergersi nell’universo ucronico di “Via da Sparta”. Attingendo al gergo manageriale si potrebbe dire che si tratta di uno spin off in cui appunto le nuove opere creative si sviluppano sotto l’influenza dell’opera originaria da cui derivano rispettandone le coordinate fantastiche. Queste coordinate sono tante e tali che faccio prima a rimandarvi alla lettura della trilogia “Via da Sparta” su cui non intendo eccessivamente spoilerare. Nei presenti racconti, comunque, vengono richiamati alcuni aspetti che mi coinvolgono e allertano la mia fantasia. Intanto viene ridescritta la geografia politica del nostro pianeta. “Via da Sparta” è per l’appunto un mondo ucronico, poiché l’autore, divergendo dalla storia come noi la conosciamo, immagina che Sparta abbia sconfitto Tebe a Leuttra nel 371 a.C.. Ne è derivata la sua supremazia nel mondo con un dominio che si è esteso a gran parte dei continenti. La capitale dell’Impero di Sparta si trova al posto dell’antica Sparta, nel Peloponneso, ma ora si chiama Lacedemone. L’Impero si estende per tutta Europa, fino agli Urali, ma vi sono anche territori parzialmente indipendenti come i Regni Perieci del Nord, corrispondenti alla Scandinavia. Al di fuori dell’Europa fanno parte dell’Impero di Sparta anche Africa, Nord e Sud America, parte dell’Asia meridionale, tra cui India e Bengala. l’America centrale con capitale Mexicatl (l’attuale Città del Messico) è indipendente. L’impero secolare di Sparta è contrastato ad oriente dai samurai di Nippon Koku (il nostro Giappone) che, sottomessa la Cina nel 1540 d.C., hanno esteso la loro supremazia sull’altra metà del pianeta. Una descrizione dettagliata di questo mondo comporterebbe una mappa che in realtà è stata definita con il contributo di Francesco Guglielmino. Bene! Immaginate un po’ che cosa mi interessa e mi coinvolge nell’intimo, di tutto questo rimescolamento? Le terre che hanno mantenuto una propria indipendenza e in particolare i Regni dei Perieci nel Nord Europa. Come se sotto a questa indipendenza stesse scritto resistenza. E’ un’apparizione fugace, che tuttavia trova spunti giustificativi in alcune narrazioni. Per esempio nel racconto “Lo scisma” di Massimo Acciai Baggiani centrale è il ruolo della comunità de I Gesuisti che, pur non avendo niente a che fare con le terre del Nord, possono essere definiti come una sacca di resistenza al pensiero monoverso e totalitario che ha dato luogo alla realtà distopica avveratasi nell’Impero di Sparta. Queste pagine in cui l’autore rilegge e ripercorre il pensiero cristiano mi hanno molto toccato. Lo dico da laica, contaminata anche dal fascino di altre religioni. Tuttavia è difficile sottrarsi al senso di compassione e umana fratellanza, all’anelito di libertà che è anche libertà di credo, che si respira in queste pagine, di cui manco a dirlo consiglio caldamente la lettura. Altre attrattive di questo racconto, che mi avrebbero comunque spinto a parlarne, è che l’autore immagina che I Gesuisti siano apportatori di una nuova lingua, un idioma che aveva mescolato al greco, lingua originariamente parlata, le tracce del dialetto germanico del territorio di insediamento. Infatti, il loro villaggio sorge nella zona denominata Sappada sulle Dolomiti friulane al confine occidentale della Carnia. Le tracce del dialetto germanico erano presenti soprattutto in espressioni tecniche ma anche in durevoli modi di dire. Ne era nata una lingua franca a cui viene dato il nome di apolema. Ecco, una suggestione questa, di una nuova e diversa lingua, che potrebbe germinare nella mia fantasia di scrittrice, come se si trattasse di una specie di linguaggio cifrato, verso il cui orizzonte mi spingono le mie consistenti letture di storie di spionaggio. Un altro particolare che mi ha ben impressionato è la creazione di un mostro, il Rollatos -colui che spezza i rami-un animale sui generis che vive nei bòschi da tempo immemorabile, forse una bestia immortale. Si ciba di cinghiali e di altri animali e, sporadicamente, di uomini e di donne. Il suo habitat è il Bosco delle streghe da cui egli bandisce in particolare gli stranieri, mentre mostra pietà nei confronti dei Gesuisti che oramai conosce e di cui tollera la presenza. Mi affascina questa provocazione intellettuale di animali fantastici e prima o poi potrei dedicarmici affrontando le peripezie di una prova saggistica e narrativa insieme. Come ora sto facendo per il sogno e per il tempo della notte che in genere lo ospita. Altri elementi comuni a questi racconti e derivati dalla trilogia originaria, si insinuano nella mia mente con fastidiosa insistenza. In primis le proprietà del tempo divergente che regna in “Via da Sparta”. Perché Carlo Menzinger si è inventato un vero e proprio calendario: Il tempo viene computato contando gli anni dalla 1^ olimpiade quindi alla data del calendario cristiano si sommano 776 anni. Per esempio il 771 a.C. sarebbe stato detto primo anno dopo la seconda Olimpiade. Ciò consente di dire che la saga di Aracne inizia in un 2009 alternativo e prosegue fino al 2015. I mesi dell’anno sono così costituiti
POSEIDIONE (15 dicembre – 14 gennaio)
GAMELIONE (15 gennaio – 14 febbraio)
ANTESTERIONE (15 febbraio – 14 marzo)
ELAFEBOLIONE (15 marzo – 14 aprile)
MUNICHIONE (15 aprile – 14 maggio)
TARGELIONE (15 maggio – 14 giugno)
SCIOROFORIONE (15 giugno – 14 luglio)
ECATOMBEONE ( 15 luglio – 14 agosto)
MEGAGITNIONE (15 agosto – 14 settembre)
BOEDRIMIONE (15 settembre – 14 ottobre)
PIANEPSIONE (15 ottobre – 14 novembre)
MEMACTERIONE (15 novembre 15 dicembre).
Le novità non finiscono qui poiché non si aveva un’unica misura del tempo. Per esempio l’unità di misura calcolata secondo il tempo della capitale Lacedemone era il centiode a sua volta suddiviso in dieci periodi millesimi o milliodi. Nella Anoteregnosia (una specie di Università degli studi) ogni lezione veniva divisa 5 periodi la mattina e tre periodi il pomeriggio. Gli ospedali conoscevano un modo tutto loro di dividere il tempo, eccetera. Questi dettagli sono estremamente sfidanti e sollecitano un mondo fantastico cui dare vita. Peraltro tutti i racconti si esprimono posizionando la storia in un anno olimpico. A mio modo di leggere vi sono almeno due racconti che si pongono quasi al limite dei confini del mondo ucronico creato da Carlo Menzinger. Questo assolutamente non ostacola che si propongano in maniera interessante. Parlo del racconto d’inizio “Le donne di Sparta” e di quello che pone termine alla raccolta “Deus Vult”. Comincio dal secondo – autore Pierfrancesco Prosperi- in quanto vi ravvedo dei punti di contatto con la narrazione di Massimo Acciai Baggiani che già ho commentato. In questa storia i protagonisti vivono in stato di schiavitù come tutti gli iloti e sono in fuga da Lacedemone capitale dell’Impero spartano poiché nei rifiutano i principi. Anch’essi anelano alla libertà e allo scoccare della cripteia, l’annuale caccia agli iloti, hanno progettato di raggiungere la Calcide terra nella quale
esisterebbero piccole comunità di uomini liberi che vivono di caccia e di pesca, uno stile di vita alternativo. Solo che in questa narrazione l’anelito alla libertà per compiersi necessita di una vittoria che si ispira sì a principii di giustizia ma si accompagna ad una furia cieca che porta alla distruzione di Lacedemone senza distinzione tra i buoni e i cattivi. Per quanto riguarda il racconto “Le donne di Sparta” – autore Donato Altomare- la caratteristica che più mi ha intrigato è il ricorrere alla mitologia in un contesto fantascientifico. Mi si è aperto come un orizzonte, che certo sfrutterò e che mi rende più vicino, più amica questo tipo di letteratura. Racconti come “L’onore di Sparta” – autore Sergio Calamandrei – e “Odino e il serpente ” – autore Paolo Ninzatti – sono focalizzati su temi bellici che mi sono meno congeniali. E’ indubbio che comunque gli approfondimenti storici sono importanti e condotti con scrupolosa affidabilità, così da imporsi e rendere interessante la narrazione.In ultimo e non per ultimo voglio ricordare il contributo di Linda Lercari Bartalucci dal titolo “Nella terra dove si sveglia il sole”. Caratterizzato dalla ambientazione esotica, ha per protagonista un essere mezza volpe e mezza donna che ha abbracciato l’arte del Samurai. Qui, più che agitare lo spettro dell’animale fantastico, si fa strada il topos letterario della creatura da laboratorio che l’autrice impegna in una invettiva dialogante contro il genetista senza scrupoli che le ha dato i natali. Mi perdonerà l’amico Carlo se questa volta evito di commentare il suo contributo, in sé interessante, ma viziato da un’asimmetria di posizione che lo rende privilegiato rispetto agli altri scrittori. Sono poche queste righe di commento alla raccolta dei racconti e forse anche frammentate nella logica che le sottende, ma, spero, possano invogliare alla lettura di un’opera che certo merita attenzione.

di Chiara Sardelli

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