E se esistesse il gene del criminale?

Di Massimo Acciai Baggiani

La lettura del romanzo breve tratto dalla sceneggiatura dell’omonimo film del 1971 di Dario Argento, Il gatto a nove code, mi ha fatto ripensare a una vecchia fantasia che avevo utilizzato in una mia opera ancora inedita, Lettere da uno strano mondo; sto parlando della possibilità che la scienza individui un giorno, se mai esiste, il “gene della criminalità” che, qualora presente, predisporrebbe il portatore a commettere violenza. Nell’opera del maestro del brivido italiano questo gene è rappresentato da una tripletta cromosomica XYY, molto rara, e la scoperta – che rivoluzionerebbe la società – è occasione appunto di una serie di delitti

Se fosse davvero possibile prevedere chi ha maggiori probabilità di diventare un assassino o uno stupratore, sarebbe sufficiente isolarlo fin da bambino – così ipotizza uno scienziato nel romanzo: nel mio racconto inedito, in un futuro non troppo remoto, la diagnosi di “criminalità” viene effettuata già prima della nascita e il feto abortito per legge. In precedenza, grazie all’abolizione del carcere e alla reintroduzione della pena di morte (con espianto degli organi), il crimine si era drasticamente ridotto; in seguito alla scoperta del gene incriminato i delitti si erano azzerati.

Qui si porrebbe una questione etica e filosofica: sarebbe giusto eliminare il male sulla Terra grazie all’eugenetica? Cosa accadrebbe se il crimine fosse stroncato alla radice, per sempre? Mi torna in mente la risposta che darebbe Osho (alias Bhagwan Shree Rajneesh) a questo quesito, in un suo commento ai frammenti del filosofo greco Eraclito: secondo il santone indiano non sarebbe né giusto né possibile, perché il Bene non può esistere senza il Male, quindi dobbiamo accettare con equanimità entrambi. Personalmente non sono d’accordo, trovo dogmatico e indimostrabile l’assunto di Eraclito riguardo agli opposti (e trovo folle l’affermazione di Osho secondo cui anche la guerra è bella): un mondo senza violenza è certo utopico, al momento, ma sarebbe auspicabile.

Riguardo al tema dell’eugenetica mi torna in mente anche un romanzo di Marco Bazzato, Aborto d’amore (conosciuto anche come Lacrime eugenetiche), letto e recensito molti anni fa, in cui una coppia omofoba scopre che il nascituro porta il gene dell’omosessualità e deve prendere la decisione se abortire o meno. Attorno al loro caso si scatena una tempesta mediatica tra omofobi abortisti e sostenitori della vita. Il tema dell’aborto meriterebbe un articolo a parte, qui dirò solo che sono favorevole, come libera scelta della donna, obbligatorio nel caso esistesse davvero il fantomatico gene della violenza, nel caso ovviamente non fosse possibile correggere l’errore genetico nel feto grazie alla scienza.

Bibliografia

Acciai Baggiani M., Lettere da uno strano mondo, inedito.
Argento D., Profondo thrilling, Roma, Newton Compton, 1994.
Bazzato M., Aborto d’amore, Lulu, 2014.
Bhagwan Shree Rajneesh, L’armonia nascosta. Discorsi sui frammenti di Eraclito, Genova, ECIG, 1986

Firenze, 2 agosto 2025

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