
Il romanzo di Salvatore Antonio Piras, ambientato nella società egiziana cairota degli anni ottanta, ruota intorno alla figura del protagonista, il giovane sardo Claudio Frau, rimasto presto orfano di entrambi i genitori e affidato allo zio paterno – imprenditore edile italiano a Il Cairo – affinché impari l’arabo e possa guidare le maestranze del cantiere, a cui è stato assegnato un importante progetto proprio nella capitale egiziana. Gli altri personaggi che attraversano le trame narrative sono di contorno e tutti creati in funzione della definizione del temperamento, degli interessi culturali, del coraggio fisico e morale, del senso di umanità e giustizia del giovane Frau. Attraverso di lui possiamo conoscere spaccati di vita del popolo egiziano, le realtà archeologiche più note dell’Antico Egitto dei Faraoni, la presenza delle comunità cristiane copte in diaspora minoritaria in un mondo islamico integralista, i problemi di sopravvivenza di gran parte della megalopoli sorta sul delta del Nilo.
Claudio ha molto tempo libero in Egitto e, per apprendere la lingua araba, non sceglie un insegnamento prettamente scolastico, ma preferisce viaggiare seguendo la sua sete di conoscenza rivolta alla civiltà dei papiri e delle piramidi, ai monasteri, centri di spiritualità, di cui coglie il fascino, e mescolarsi alla gente comune del Cairo per essere considerato uno di loro, e ciò avviene anche attraverso travestimenti e lo spacciarsi per arabo col nome di Alì. Se ci mettiamo a seguirlo nei suoi vagabondaggi culturali e spirituali, scopriremo la sua indole di uomo amante della libertà, dell’indipendenza e dell’avventura, anche se conserva la nostalgia delle sue radici isolane, il ricordo del volto di Clara ovvero il grande amore lasciato in Sardegna, l’affetto per gli zii del Cairo che diverranno gradualmente le figure sostitutive dei genitori defunti.
Eccolo allora in perpetuo movimento fra i quartieri più poveri della città che lo ospita, spinto dalla passione per la storia egiziana, dalla frenesia conoscitiva insita nel suo temperamento. Verificata la situazione caotica del traffico preferisce spostarsi con una motocicletta veloce e potente, compagna di tante avventure. Inizia così a realizzare uno dei suoi sogni giovanili: vedere coi propri occhi le meraviglie e le testimonianze dell’Antico Egitto. Ed è così che si rende conto del fatto straordinario, per lui, che il Paese è ancora pieno di scavi, con tanti cantieri archeologici aperti, a significare delle realtà tutte da scoprire. Il Museo egizio, la Stele di Rosetta, Giza, le Piramidi, la città islamica con i suoi minareti e le sue moschee di cui rimane affascinato, Luxor… sono solo alcuni dei siti che Claudio potrà scoprire, sempre con lo stupore e la meraviglia che su di lui agiscono come uno stimolo profondo, così profondo da fargli dimenticare la sua sicurezza personale, correndo pericoli dovuti alla presenza di una religione islamica intollerante, che egli sfida in un diverbio “teologico” con un imam.
Qui l’autore presenta questa contrapposizione fra Cristianesimo e Islam, in modo netto e radicale, senza la possibilità di un dialogo. Contrasto che si verifica in sostanza, fra la visione razionale occidentale e quella fideistica orientale. Vi è anche un episodio, nella narrazione romanzata, di un tentativo di linciaggio da parte di alcuni fanatici versus religiosi e fedeli sul sagrato di una chiesa cristiana, salvati in extremis dall’intervento fisico deciso di Claudio. Tale fatto è perfettamente in linea con altri simili, di cui egli è protagonista, e che tendono a presentarlo come un cavaliere senza macchia e senza paura, difensore dei deboli, dei perseguitati, dei bambini poveri del Cairo.
Del resto Il volo dell’aquila è un romanzo nel quale le contraddizioni della realtà vengono fatte scoppiare intenzionalmente per dimostrarne l’esistenza, anche quando covano sotto la cenere e sembrano nascondersi. Le prime sono senz’altro quelle dei sentimenti del giovane Frau, spesso combattuto tra legami affettivi e sete d’avventura, che lo porterebbe a vivere una vita randagia in giro per il mondo, insieme all’amico irlandese Marcus, col quale condivide l’attrazione verso la spiritualità monacale copta e l’interesse per le civiltà antiche, e col quale vive alcune situazioni problematiche, risolte sempre dall’aiuto economico (prestito in denaro) o dalla forza e audacia di Claudio (lo libera da un gruppo di predoni beduini che l’avevano rapito e lo salva dagli operai egiziani che volevano sopprimerlo, reo d’aver scoperto una truffa ai danni dell’impresa edile dello zio del Cairo).
Poi si fanno avanti i conflitti interiori – sottolineati dall’autore come profondi – tra l’amore lontano per Clara, la fidanzata sarda mai più vista, e Giulia, figlia dell’ambasciatore italiano al Cairo, l’ultimo e definitivo incontro amoroso di Claudio. Tra i due nasce un’attrazione fisica basata sulla bellezza di entrambi, che poi si trasformerà in amore vero, quando scopriranno, grazie alla lontananza, di essere innamorati e legati per la vita. Trascurabile è da considerarsi, invece, la breve ed effimera passione per Eloise, in realtà un inganno da lei tramato per ingelosire il fidanzato inglese John: i due si lasciano con reciproca ammirazione e rispetto, dopo aver consumato l’amore sotto una tenda e dopo un duello fra l’inglese e il sardo, vinto ovviamente dal giovane italiano, per rimanere nel cliché dell’invincibile (…).
Enzo Concardi

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