Enzo Concardi legge “La luce in un tramonto di stelle” di Fulvia Donatella Narciso

Fulvia Donatella Narciso, La luce in un tramonto di stelle, 2010

Recensione di Enzo Concardi

La poetessa Fulvia Donatella Narciso ama verseggiare affidandosi ad uno stile che, per alcuni aspetti, risente ancora dell’influsso del neoclassicismo, con ritmi e fonetica spesso appoggiati all’andamento delle rime e all’inserimento di parole tronche, come sol, ragion, immagin, siam …

Un primo nucleo di liriche si ritrova attorno ad un canto ispirato dalle bellezze naturali, dal fascino del cielo stellato, dalle atmosfere paesaggistiche, dalle immagini emozionanti del creato. È il caso della poesia dedicata a La mia montagna, in cui il motivo naturalistico s’intreccia con quello religioso: qui ai sentimenti di meraviglia («… / più in basso ritrovavo prati e fiori, / più strani, più svariati, i cui colori facevano diadema a quell’altura, / come il ruscello orna una radura») si affianca lo spunto affettivo, dato nel titolo dall’aggettivo mio, che non sta ad indicare un moto di possesso, ma un dimensione d’amore. Così sgorga sincero un ringraziamento a Iddio quando «una chiesetta scorsi sul pendio / di quell’austero Monte. / … Finita la preghiera ritornavo / a quelle meraviglie rimirare…». È anche il caso di Incanto a sei punte, composizione nella quale lo stupore nasce alzando lo sguardo in alto, alla contemplazione del Cielo, ed è interessante scoprire come la poetessa utilizzi le inziali maiuscole per sottolineare i vocaboli che esprimono entità che le stanno a cuore: oltre a Cielo … Luce, Sole, Stella, Amore, Pace, Eterno, Cometa. E, negli ultimi versi, si rammarica per «… chi ancora non sa / cosa il Cielo stellato, se guardato, ti dà…». Su questa falsariga si sviluppano: La luce in un tramonto di stelle, che da il titolo alla raccolta; Riverbero di primavera, dove ritorna il motivo religioso e si accenna al creazionismo, al mistero, all’amore di Dio; Alba, dove prevalgono immagini marine rubate a gabbiani, alla sabbia, all’oceano, alla pace paradisiaca dell’oasi azzurra, all’incanto magico delle onde all’infinito; Pioggia, con atmosfere altalenate dalle gocce su foglie bagnate al soffio di sole che illumina il silenzio.

La full immersion nella Natura non rende la Narciso avulsa dal mondo contemporaneo che, anzi, sottopone a un duro giudizio critico: prevale la sete di dominio sul bene comune; la tecnologia smisurata rischia di inaridire l’animo umano, se riesce a prendere il sopravvento su di noi attraverso l’automazione della vita e del lavoro. Nella società dei consumi molti adorano gli idoli della produzione e del denaro; d’altro canto le varie forme di terrorismo violento sono una risposta sbagliata ai problemi sociali. La guerra è un’insensataggine senza alcuna giustificazione. Ai mali del mondo una risposta valida è la dimensione religiosa della vita, con l’emergere del Sovraumano, con l’affermazione dell’Amore divino. Infine la memoria della giovinezza e il culto degli affetti familiari sono, nella poetica dell’autrice, un’ancora di salvezza ed un rifugio per difendersi dalle alienazioni.

Enzo Concardi

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