
(un romanzo dedicato ai narcisisti di ieri e di oggi!)
Considerando che sia la vicenda sia l’autore sono molto noti, potrei sembrare ridondante se insistessi su aspetti già ampiamente trattati. Tuttavia, vale la pena ricordare che il romanzo fu pubblicato nel 1949 e, appena sei anni dopo, fu trasposto in un film. Questo sottolinea la natura cinematografica dell’opera di Pratolini, caratterizzata da uno stile asciutto e da capitoli ben strutturati, che somigliano a scene cinematografiche. La connessione tra Pratolini e il cinema è evidente in questo contesto.
In un periodo complesso come l’Italia del dopoguerra, è interessante vedere un autore porre tanta attenzione sul tema del narcisismo. Il protagonista, Aldo, un uomo che ricorda l’attore Robert Taylor, viene soprannominato Bob, un nome che conferisce internazionalità e modernità al personaggio. All’epoca, adottare un nomignolo americano poteva far sentire meno provinciali.
Il narcisismo è un elemento chiave del romanzo e merita attenzione. La poetica di Pratolini è influenzata dal contesto storico, ma anche da autori contemporanei come Aldo Palazzeschi e A. Novelli. Ad esempio, leggendo il libro, mi sono ricordato di “Le sorelle Materassi” di Palazzeschi e dell’interpretazione audio di Paolo Poli. Il tema del narcisismo è radicato nella letteratura dell’Ottocento e Novecento. Dorian Gray in “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde è un esempio iconico di narcisismo. Altri esempi includono “Narciso e Boccadoro” di Herman Hesse e “Bel Ami” di Guy de Maupassant, che presentano protagonisti narcisisti.
Un altro aspetto intrigante del romanzo di Pratolini è che l’autore lo scrisse lontano da Firenze, precisamente a Napoli. Questa scelta potrebbe suscitare interesse per ulteriori ricerche, poiché è insolito che un autore scriva un’opera sulla propria città mentre vive altrove. Considerando quanto i fiorentini siano legati alla propria città, la scelta di Pratolini di ambientare il suo romanzo a distanza potrebbe suggerire una volontà di riflettere e reinterpretare le sue origini da una prospettiva più distaccata.
Nonostante ciò, il romanzo non fa parte del periodo giovanile dello scrittore, ma è stato scritto durante gli anni della sua maturità artistica e biografica. Forse Pratolini aveva in mente di scrivere un romanzo sul suo quartiere fin dalla giovinezza, ma solo da adulto, con maggiore stabilità economica e affettiva, sentì il bisogno di tornare alle sue origini senza ricorrere a una narrazione nostalgica o mitologica.
Pur non pretendendo di raccontare chi fossero i fiorentini del dopoguerra, il libro di Pratolini si concentra su uno dei quartieri più antichi e popolari di Firenze, offrendo un ritratto vivace e dettagliato di un’epoca e di una comunità.
Il romanzo di Pratolini rappresenta un’opera d’arte che cattura l’essenza di un periodo storico complesso, combinando una narrazione avvincente con un’analisi approfondita dei personaggi e delle dinamiche sociali dell’epoca. In conclusione, qual è il messaggio che Pratolini dedica ai narcisisti? Che il loro destino è giustamente segnato da un eterno oblio, da parte delle donne ma soprattutto da parte della Vita.

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