Gabriella Zonno legge “Nova” di Fabio Bacà

Il nuovo romanzo di F.Bacà è tutto incentrato sulla dicotomia luce-ombra della psiche umana.
La storia inizia narrando la vita perfetta di un neurochirurgo di successo. Il suo nome è Davide Ricci. Classico uomo in carriera, quindi un uomo dominato dalla ragione… “Del cervello umano, Davide sa quanto ha imparato all’università, e usa nel suo mestiere di neurochirurgo….” Nessun dubbio filosofico o morale. Soltanto nozioni strettamente scientifiche e materialiste D’altronde per svolgere al meglio il suo lavoro, non può permettersi certo di essere preda di paura o delle emozioni. Quando si lavora nella microchirurgia, bisogna essere precisi e freddi come una macchina. Bisogna avere un controllo totale del proprio cervello e del proprio corpo. Ogni microscopica disattenzione, infatti, può costare la vita al paziente.

Davide è sposato con Barbara, che fa la logopedista. Hanno un figlio di nome Tommaso. La sua vita e quella della sua famiglia scorrono in modo perfetto. D’altronde sono benestanti, quindi è frequente essere invitati a eventi ed essere amici di politici e imprenditori.

La vicenda è ambientata a Lucca, cittadina ridente della provincia toscana. La narrazione inizia così in modo placido e lento per poi subire uno scossone, quando Barbara verrà aggredita da un ubriaco.

Erano insieme Davide e Barbara ma… ma Davide non ha fatto niente per difendere la moglie… perché? Scrive Bacà: ”…la maggior parte delle persone non [è] preparata a un evento psichicamente traumatico come un’aggressione brutale… per quasi tutti noi la violenza è un fatto emotivamente alieno…”.

Barbara per fortuna si salva grazie all’intervento di Diego, maestro zen. Questo sarà per Davide e Diego l’inizio di un confronto al centro del quale si trova la violenza. Grazie a Diego, Davide si renderà conto che la vita, la sua vita non può essere impostata soltanto sul dovere spasmodico di essere sempre e comunque perfetto.

In questo percorso, Davide prenderà coscienza dell’indole più intima dell’essere umano. Essere davvero umani, infatti, significa ammettere e riconoscere che in ognuno di noi alberga un lato oscuro. Non a caso, spesso gli autori di episodi violenti affermano di non conoscere la ragione ultima del loro gesto folle. La nostra società è incentrata su questo meccanismo di rimozione: bisogna essere tutti buoni e perfetti.

Purtroppo non è così. L’essere umano è contraddistinto da pulsioni molto nobili ma anche da pulsioni terribilmente violente. La domanda che sorge spontanea, allora è: come possiamo realizzare una società pacifica e armoniosa in cui tutti possano aspirare alla felicità? Bacà ci dice quello che noi buddisti sappiamo da sempre. Non è rimuovendo l’oscurità, cioè i lati peggiori della natura umana, che potremmo diventare esseri umani migliori. Soltanto guardando in faccia i nostri lati peggiori, i nostri difetti più meschini, le nostre tendenze più oscure possiamo diventare veri esseri umani. Non è un percorso facile né breve.

È un percorso che dura tutta la vita e i cui risultati non sono assolutamente garantiti. Bacà scrive in un altro passaggio: ”…Dio ha creato il mondo con la violenza… Le nostre anime sono state salvate da un atto di violenza…”.

Parole forti, ma non c’è in Bacà una volontà provocatoria nei confronti del lettore, semmai una sincera intenzionalità di scandagliare l’animo umano. In breve, il presente libro è un romanzo psicologico ma anche un’analisi intensa dell’animo umano.

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