
Non è facile scrivere questa recensione. Ovvero obiettivamente non è la prima volta che recensisco uno spettacolo teatrale o un libro.
Questo è il primo di una lunga serie di eventi svoltosi al Deutsch Institute, che ringraziamo sentitamente. Ci tengo a sottolineare che il Deutsch Institute è uno dei pochi luoghi in cui a Firenze si fa Cultura a trecentosessanta gradi. Non a caso si può assistere a monologhi teatrali, concerti di musica classica e lirica, conferenze, vedere film. In breve, un luogo degno della grande storia di Firenze.
Veniamo allo spettacolo, iniziando dal titolo. Partiamo dal titolo dello spettacolo teatrale o meglio dal monologo interpretato da Swewa Schneider.
Il lupo per chi ha sangue germanico ha una valenza positiva; il lupo infatti è sinonimo di indipendenza, fedeltà e lealtà. In questo frangente però il lupo non ha un’accezione positiva, anzi… I lupi diventano animali famelici, e di questi lupi nel nazismo sono piene purtroppo le cronache…
Swewa si è commossa fin da subito, soffermandosi sulle emozioni contrastanti che l’hanno accompagnata in quel periodo: incredulità e senso di colpa, ovviamente. Tuttavia, l’attrice ha anche sottolineato come, gradualmente, sia riuscita a integrare quell’episodio nella propria vita, trovando un senso alle sue esperienze.
Il pubblico è rimasto colpito dalla forza e dalla sincerità con cui Schneider ha affrontato questo tema delicato, riuscendo a trasmettere tutta la sua empatia nei confronti della protagonista. Il tutto condotto con grande professionalità e sensibilità. Noi ci siamo commossi con lei.
Vorremmo dirle che di lupi ce ne sono tanti anche oggi. Sicuramente hanno forme più sofisticate, ma sempre lupi sono… Ho notato subito quanto per Swewa dev’essere stato faticoso a livello affettivo raccontare di avere avuto un padre che era stato nell’esercito tedesco.
Lo scoprì durante l’adolescenza, per caso, perché suo padre si rintanava nella cantina di casa. Un luogo triste e pieno di ricordi. Si sente tutta la fatica di dover ammettere che tuo padre non è stato un eroe, bello e buono…. Ma si sente anche tutto l’affetto nel cercare di capire perché tuo padre, si proprio lui, quella persona che per ogni bambina è il primo eroe, nasconde segreti indicibili.
È così che Swewa ci racconta la sua voglia di sapere, e inizia a fare domande alla mamma, ai fratelli, alla nonna. Tutti cercheranno di evitare l’argomento, preferendo portare il peso della vergogna in silenzio. Non c’è una fine in questa storia, ma c’è tanta umanità e tanta storia.
Non a caso il monologo è intervallato da foto, lettere, filmati d’epoca. Lo spettacolo è stato scritto e allestito a quattro mani da Gianluigi Gherzi e Swewa Schneider. È uno spettacolo commovente, perché appunto è prima di tutto la difficile storia di un rapporto tra figlia e padre. Un padre, che è stato ragazzo e come tanti ragazzi della sua generazione si è lasciato affascinare da un sogno prima che da un’ideologia.
Sono anni che sto portando avanti ricerche per capire dall’interno cosa pensavano austriaci e tedeschi della guerra ma soprattutto del nazismo.
A questo proposito rimando ai libri di S. Zweig, che più di tutti, a mio modesto avviso, ha saputo raccontare il disorientamento degli intellettuali austriaci di fronte al nazismo.
Concludo augurando che questo spettacolo possa essere allestito quanto prima in un teatro vero, perché è lì la sua vera collocazione. Davvero complimenti sia al regista che all’attrice, Frau S. Schneider un grande successo !
Gabriella Zonno

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