“Il porcospino in Pegaso” di Edoardo Olmi

Edoardo Olmi
Edoardo Olmi

Nel percorso di editing del mio nuovo libro, che terrò tra le braccia entro l’anno, disquisendo con l’editor di maiuscole, trattini e posizioni di ogni singolo elemento grafico, a un certo punto mi sono chiesta: “pole un’autrice farsi spogliare fin nell’intimo di ogni parola e punto dal suo curatore e non conoscerne nemmeno un verso?”
Come “Berlinguer ti voglio bene” ci insegna, la risposta è NO!
Così mi sono avvicinata a “Il porcospino in Pegaso” di Edoardo Olmi, curiosa già dal titolo di capire se il mio curatore si riferisse ad animali o costellazioni in relazione tra loro o magari ad animali su stelle.
Il libro pulsa fin dalla copertina, nella quale la mia curiosità è in parte soddisfatta e l’autore esprime subito la necessità di rimanere immersi nel flusso della vita al di là di quello che questa porti. Ce lo ripeterà anche nella poesia “Non dico a voi”. Edoardo ci introduce nel suo mondo in maniera dirompente con la poesia di apertura, attraverso spaccati di vissuti concreti,

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presenti in tutta la silloge.
Ci mostra generoso il suo rapportarsi con convenzioni sociali, passioni carnali, sentire esistenziali in modo che troviamo le nostre risposte, svelandosi fino a quanto ritiene necessario e dichiarando chiaro i suoi confini “…per quanti volessero mettersi all’ascolto non rispondo mai sul telefono di casa” o “se mi guardi in fondo agli occhi ti distruggi./ solo un posto in cui nessuno non è mai arrivato mai”.
Non cerca captatio benevolentiae del lettore, scrive intenso quello che è.
Questa è la forza de “Il porcospino in Pegaso”, leggetelo per farvi un bagno di vita.

di Eleonora Falchi

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