Di Massimo Acciai Baggiani

La poesia è soprattutto musica e la musica è poesia: non è necessario che ci sia un accompagnamento strumentale o una modulazione di canto, una poesia ha già in sé un ritmo, un suono armonioso. Partendo da questo presupposto Iveano Benigni Braschi ha composto una serie di canzoni “potenziali”, in attesa della parte propriamente musicale, che – grazie a un uso sapiente della metrica e della rima – risuonano già come canti: ciò è esplicito fin dal titolo della sua più recente silloge, Il libro dei canti, edito in proprio come – per scelta consapevole – tutta la sua produzione poetica del 2024.
Le tematiche dei canti di Iveano, che formano un vero e proprio “canzoniere” sul modello di quelli antichi (il libro si apre non a caso con una citazione petrarchesca), sono molto varie: il viaggio (l’Irlanda, il Sahara, le Crete, la Verna, Bibbiena, Vallombrosa, eccetera), la natura, il Tempo, il sogno, le cattedrali, un immancabile omaggio al grande cantautore Franco Battiato. Il libretto è chiuso da una poesia, Etrusca malinconia, è ispirata a una passeggiata fatta recentemente dal poeta Iveano insieme alla «dolce compagnia degli amici» alle pendici di Monte Morello, alla ricerca del borghetto ormai scomparso di Carmignanello. Sono onorato di essere nel novero degli amici di quella sera, insieme a Carlo Menzinger.
Firenze, 4 dicembre 2024

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