Le libere donne di Magliano

Un viaggio nella Follia, il libro di Mario Tobino, psichiatra, scrittore e poeta che dedicò l’intera sua vita alla cura dei “matti”, ombre con le radici al di fuori della realtà, nel manicomio di Magliano (Maggiano per la verità, in provincia di Lucca). Un romanzo che ha l’intimità e la sensibilità di un diario, per la testimonianza accurata e poetica di persone, fatti e luoghi, in cui si avverte forte l’intenzione dell’autore nel dare dignità alla Pazzia, in un luogo in cui la Pazzia è la padrona, la Pazzia che tutto vola ridendo in inconcepibile anarchia.

Storie di solitudine, violenza, alienazione, emarginazione, disagio. Tobino descrive questo mondo ai margini della società, con una delicatezza, comprensione, amore, dedizione,  unici e necessari per trovare un’intesa

possibile, l’accesso alle realtà invisibili di coloro che non hanno né passato, né futuro, ignorano la storia, sono soltanto momentanei attori del loro delirio che ogni secondo detta, ogni secondo muore, appunto perché fuori dal mondo, vivi solo per la pazzia, quasi avessero quel compito: di dimostrare che la pazzia esiste.

Tobino cerca di penetrare il loro sentire, di capire ciò che si nasconde dietro il muro che li separa dal resto, li osserva,  li rispetta, li vive, irraggiungibili e uguali nella loro follia ma ognuno diverso perché ogni delirio ha le radici nella storia personale di quel solo individuo che lo dichiara. Perciò i malati di mente in superficie sono tutti uguali, come nell’inferno tutti sono dannati, ma ognuno vi arriva per una sua vita completamente vissuta. Nel quotidiano contatto con i matti, Tobino realizza che la pazzia va rispettata perché ogni creatura umana ha la sua legge; se non la sappiamo distinguere chiniamo il capo invece di alzarlo nella superbia; è stolto crederci superiori perché una persona si muove percossa da leggi a noi ignote.

Visse fino al giorno della sua morte, nel manicomio di Lucca, in quel luogo che sentiva come la sua casa: «Qui si snodano i miei sentimenti. Qui sincero mi manifesto. Qui vedo albe, tramonti, e il tempo scorre nella mia attenzione. Dentro una stanza del manicomio studio gli uomini e li amo. Qui attendo: gloria e morte. Da qui parto per le vacanze. Qui, fino a questo momento, son ritornato. Ed il mio desiderio è di fare di ogni grano di questo territorio un tranquillo, ordinato, universale parlare.»

Un libro bellissimo che ho letto con passione, una prosa che si veste di poesia, ricca di descrizioni chiare e taglienti ( …la Pitti, una ragazza divenuta un sarcofago, pesante in ogni membro, negativa contro tutto, uguale a una mota

che si spappola e pesa; e ancora … è diventata ancor più bella come se la sua carne fiorisse rose). Un libro che ho amato in ogni parola e pagina,e che consiglio fortemente a chi vuole ripercorrere la memoria di un passato non troppo lontano e approfondire un tema sempre attuale come la malattia mentale.

di Antonella Cipriani

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