L’uomo che cercava nell’uomo

Di Massimo Acciai Baggiani

Il ritratto che traccia Antonio Fasano, professore emerito dell’Università di Firenze con la passione per la narrativa e la storia, dell’anatomista fiammingo Andreas van Wesel (1514-1564) è suggestivo e offre molti spunti di riflessione sulla storia della medicina ma soprattutto su temi più generali e sempre attuali quali la libertà di pensiero e il fanatismo religioso. Il protagonista, che ha latinizzato il suo nome in Andreas Vesalius, cosa molto comune in epoca umanistica e rinascimentale, combatte la sua battaglia contro l’oscurantismo e i dogmi del suo tempo in campo medico, dove regnava indiscussa la dottrina di Galeno; non a caso Vesalius, rivoluzionario e autentico scienziato, viene paragonato come importanza a Galileo per la fisica.

La narrazione parte dalla convocazione del nostro medico da parte del re di Spagna, presso cui esercita la professione e la ricerca. Non ci sono buone notizie: a causa di un imprevisto durante un’autopsia sul corpo di un giovane nobile (apertogli il torace, il cuore ha battuto ancora due volte, per un riflesso vegetativo, prima di arrestarsi del tutto) si è fatto un potente nemico nel padre del giovane. Vesalius corre il rischio di passare dalle mani dell’Inquisizione per le sue idee in odore di ateismo: il monarca gli consiglia di cambiare aria e di recarsi in pellegrinaggio in Terra Santa per mettere a tacere tali voci e sottrarsi alla vendetta dei nemici.

Mentre prepara il viaggio viene avvicinato da un gentiluomo che si presenta come un emissario veneziano dell’Università di Padova, dove Vesalius ha insegnato, la quale ha riservato per lui un posto da professore dopo il suo pellegrinaggio. Il gentiluomo mostra la lettera dell’Università e si propone come accompagnatore del nostro protagonista per difenderlo da eventuali attacchi finché non sia al sicuro nei domini della Serenissima.

Ancora Vesalius non lo sa, ma quelli saranno gli ultimi mesi della sua breve vita. Neanche cinquantenne, il nostro intraprende il lungo viaggio dissertando incautamente con il suo accompagnatore di vari argomenti di carattere scientifico, filosofico e soprattutto – ahimè per lui – religioso. Parlare di religione del XVI secolo è più che rischioso, ma il nostro Vesalius sente di fidarsi di questo signore che sembra di mentalità così aperta, così curioso di conoscere e così ammirato delle idee ardite che a poco a poco riversa sull’ascoltatore. Tanta confidenza sarà mal ripagata: nel finale – colpo di scena – il gentiluomo veneziano si rivelerà un sicario al soldo del padre del giovane spagnolo “assassinato”, il quale lo ha incaricato di ucciderlo in maniera particolarmente cruenta se Vesalius si fosse rivelato pure ateo. Il guaio è che, per il sicario, Vesalius ha troppi dubbi riguardo ai dogmi della Chiesa (si veda la famosa questione della “costola d’Adamo”) per essere assolto da questa accusa, tuttavia nei mesi tra i due si è sviluppato un rapporto quasi di amicizia, di rispetto da parte del futuro assassino il quale gli darà una morte “pietosa” tramite veleno, risparmiandogli il fuoco.

Qui l’ipotesi narrativa di Fasano: nella realtà storica lo scienziato morì misteriosamente di malattia durante il viaggio in nave e fu sbarcato sull’isola di Zante. Il professor Fasano si dimostra un ottimo narratore, esponendo la vita e le idee di Vesalius nella cornice storica del suo tempo, accuratamente ricostruito.

Vesalius non può che essermi simpatico, non fosse altro che per il suo opporsi alla cieca dottrina imperante della Chiesa cattolica, che mandava al rogo chiunque avesse messo in discussione i suoi dogmi. Da anticlericale quale sono non posso che mettermi dalla parte dell’infelice ricercatore che, al pari di Galileo, ha subito la persecuzione di uomini ottusi e sanguinari, che nulla hanno recepito del messaggio di pace e amore contenuto nell’insegnamento originario di Gesù. Il pensiero di Vesalius ricalca in pieno il mio riguardo anche alle crociate, che vengono descritte come il massacro infame che fu. Possiamo consolarci col pensiero che le conquiste scientifiche di Vesalius hanno contribuito a rendere il mondo migliore, a dispetto dei fanatici religiosi che lo perseguitavano, e che il suo nome è giunto fino a noi a memoria del libero pensiero e della Scienza, da sempre avversata dalla religione.

Bibliografia

Fasano A., Andreas Vesalius. L’uomo che cercava nell’uomo, Firenze, Edizioni Tassinari, 2018

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