Massimo Acciai Baggiani legge “Sopravvissuto” di Andy Weir

Resilienza marziana

Due sono le cose che mi hanno colpito del romanzo di Andy Weir sull’avventura dell’astronauta Mark Watney, abbandonato su Marte perché creduto morto durante una tempesta di sabbia e poi recuperato in modo rocambolesco diciotto mesi dopo. La prima domanda che mi sorge spontanea è: quante persone si sarebbero potute aiutare sulla Terra con le centinaia di milioni di dollari spesi per salvare un solo uomo disperso su Marte? Perché la sorte dello sventurato Watney commuove miliardi di persone a cui d’altro canto non importa nulla di quella di interi popoli che muoiono ogni giorno in modo orrendo sul nostro pianeta? Tutti gli occhi del mondo sono puntati su questo “Robinson Crusoe” tecnologico e “costoso”: per lui perfino la Cina rinuncia a un razzo e ad anni di lavoro, mentre la NASA non esita a mettere in pericolo altre sei persone – l’equipaggio della missione Ares che ha abbandonato Watney – per salvare una vita?

L’autore tenta una risposta, proprio nel finale: «Fondamentalmente lo hanno fatto perché ogni essere umano possiede l’istinto di aiutare il suo prossimo (…) Se un escursionista si perde in montagna, ci sono altre persone che coordinano una spedizione di ricerca. Se un treno deraglia, c’è gente che si mette in fila per donare il sangue. Se un terremoto rade al suolo una città, c’è gente che da tutto il mondo invia rifornimenti. Tutto questo è così fondamentalmente umano che si riscontra senza eccezioni in tutte le culture. Sì, ci sono le teste di cazzo a cui non frega niente, ma sono una minuscola minoranza in confronto a tutti quelli a cui frega moltissimo.» Beh, che dire? Bel discorso, in parte anche vero, ma allora perché ci sono le guerre, le tragedie dei migranti, e i barboni che muoiono di freddo sulle panchine e che non finiscono nemmeno sui telegiornali? Personalmente non credo che le “teste di cazzo” siano una minoranza, e comunque rimane il fatto che non ha molto senso togliere risorse a milioni di vite per salvarne una, solo perché si trova su un altro pianeta. Non c’è logica. Più che altruismo rivela immensa stupidità.

L’altra cosa che mi ha colpito di questo lungo romanzo, appesantito secondo me da troppi dettagli tecnici e matematici (che mi hanno fatto venire il mal di testa), è la caparbietà del protagonista, la sua volontà ferrea di sopravvivere, nonostante tutto e nonostante tutti. Marte, un pianeta estremamente ostile alla vita, lo mette alla prova in ogni modo. Watney affronta tutti gli ostacoli a testa bassa, senza mai perdersi d’animo, grazie alla sua ironia e al suo straordinario ottimismo. Penso che sia questo il segreto di quest’uomo e della sua vittoria sul destino avverso: non si arrende mai, appena si presenta un problema lo analizza con la sua mente da scienziato e trova una soluzione grazie alla sua preparazione scientifica, unita a un coraggio straordinario quanto la sua voglia di non morire così lontano da casa. Certo, ha anche momenti di sconforto: il romanzo si apre proprio con le parole «Sono spacciato di brutto» di fronte alla prospettiva di una morte quasi certa. È quel “quasi” che alla fine lo salva, insieme all’aiuto degli ingegneri terresti e, nella parte finale, dei suoi colleghi astronauti: questa resilienza non può che suscitare ammirazione, è impossibile non fare il tifo per lui.

Chiudo citando una poesia che scrissi dopo aver visto al cinema l’omonimo film di Ridley Scott del 2015 basato sul romanzo di Weir:

Un uomo si è perso su Marte:
il mondo intero lo guarda.
Un uomo si è perso sulla Terra:
nessuno lo considera,
nessuno si volta.
L’ho incontrato ubriaco al bar,
l’ho incontrato lungo la via
chiedendo spiccioli.
Era un uomo senza volto.

Un uomo si è perso
nelle strade di una città senza cuore:
una città di semafori e d’insegne al neon,
cinema e negozi di lusso,
radio e di schermi televisivi.
stava appoggiato al nulla,
con lo sguardo al vuoto rivolto:
uomo senza futuro
con alle spalle un grande passato.

L’Uomo guarda alle stelle,
scopre l’acqua su Marte,
s’interroga sull’origine dell’universo.
Tanti misteri restano a Terra
dove un uomo ha smarrito la rotta,
è naufragato in una folla indifferente.
L’ho visto di sfuggita
m’è parso avesse il mio volto.

Bibliografia

Weir A., Sopravvissuto. The Martian, Roma, Newton Compton, 2017.

Firenze, 13 giugno 2025

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