Simonetta Cartoni legge “Il cantiere” di Juan Carlos Onetti

Il libro è fittiziamente composto da testimonianze relative al protagonista, raccolte nella città di Santa Maria e messe insieme da un narratore. Si legge e si rilegge e sembra sempre la prima volta

Scrittura potente, così come la descrizione dei personaggi, anche di quelli minori, come il cameriere di Belgrano con il suo asciughino. Aggettivi bizzarramente associati al sostantivo.

Tutti i personaggi sono degli sconfitti, è una Waterloo. Tutto precipita in una rovina.

Il protagonista

Larsen

E’ un personaggio cavalleresco, non troppo vecchio, sui cinquant’anni, non gode di stima a Santa Maria, è considerato imbroglione e sfruttatore di donne. Gli abitanti di Santa Maria, che lo riconoscono dopo i 5 anni in cui era stato assente, lo trovano umiliato, sconfitto, però sempre con quella durezza, arroganza e sicurezza solite. Era stato esiliato perché stava mettendo su un postribolo in città. Anche il fisico reca il segno degli anni, è pesante, grasso, basso, dondolante. Ha sempre il soprabito, il cappello e i guanti, in apparenza domo (così dice la traduttrice di Onetti). Batte i tacchi ed è abituato a mettere il fazzoletto sulla sedia, quando si siede, un istinto di igiene, gli piace la pulizia. Ha una pistola, si mette il talco sulle guance ed ama portare i polsini che escono fuori dalla manica. Gli è rimasta solo una ciocca di capelli che si sistema con le dita sulla fronte. E’ cinico e ambizioso, ma anche molto generoso, con sensibilità affettiva.

E’ tornato a Santa Maria per un desiderio di riscatto, con un obiettivo preciso, puntare in alto. Vuole prendere il posto di Petrus, signorotto locale padrone del cantiere navale di Puerto Astillero ed entrare a vivere nella sua casa. Per raggiungere questo obiettivo corteggia la di lui figlia Angelica Ines. Per lui quella casa è il luogo in cui ambisce entrare per sempre, per esercitare una vendetta senza importanza, una sensualità senza vigore, un dominio narcisista.

Ottiene da Petrus l’incarico di direttore generale del cantiere, ma ben presto si accorge che il cantiere è morto, non lavora più da tanti anni. E’ solo un ammasso di rottami, fili elettrici e lamiere arrugginite, tutto sta marcendo. Gli altri 2 direttori, quello tecnico e quello amministrativo, fingono di lavorare e sopravvivono vendendo illegalmente i rottami esistenti nel cantiere. Anche i faldoni (carpette) di documenti sono relativi a imbarcazioni che giacciono ormai in fondo al mare. Lui si barcamena come può. Accetta di continuare a fingere di lavorare, la mattina scartabella le carpette, ma il pomeriggio è proprio evidente il fallimento e la solitudine, allora si sente vecchio, cadente, dondolante. Lui è come il cantiere, con un passato che ormai non c’è più e un futuro improbabile.  Larsen è un antieroe per eccellenza, è il sovrano di un regno fatto di vecchie carpette e rottami venduti illegalmente.

Il vero Larsen si scopre solo nella notte che trascorre con Josefina, la serva, che lo fa entrare nella sua stanza, al piano terreno della villa, così per la prima volta lui entra e calpesta quel pavimento. Ma non è importante in quel momento. Era già successo che andando via lui l’avesse sfiorata con un bacio. Lei lo fa aspettare, va a controllare che la matta non la chiami, lui si guarda intorno nella stanza, vede tutti gli oggetti che costituiscono la vita di Josefina, trovando un conforto, fiutando l’aria della terra natale, prima di morire. Ritrova gli oggetti del suo passato, lo stesso odore di chiuso, di fritto, di cipria, di profumi, di stoffe comprate a buon mercato, l’odore della casa di sua madre, della sua origine. Si rende conto che Josefina è una donna con cui ha un vincolo di fratellanza, di carne. Una sua eguale. Finalmente trova conforto. Larsen brucia la dichiarazione che gli aveva firmato Petrus per garantirgli un buon futuro. Josefina torna con 2 bottiglie di vino chiaro e un bicchiere  Pensa “Noi poveri” e sente il fulgore della giovinezza e sorride La notte che trascorre con Josefina è una visita al passato, una consolazione. Un ritorno all’adolescenza, alla prima giovinezza. Le dice di stare zitta, lei lo spoglia, lui continua a sentire la fratellanza e la semplicità della donna. Se ne va al mattino e non si gira neanche a guardare la casa inaccessibile. Dopo quella notte comincia a  morire. Nel percorrere la via per andarsene passa davanti alla casupola e dalla finestra vede che la donna è sul letto sofferente, sta partorendo da sola. Non si ferma. Lo trovarono tre marinai e lo imbarcarono pietosamente in un battello dove lui delirante sogna il crollo del cantiere. Era arrivato a Santa Maria all’inizio dell’autunno, ora finiva l’inverno. Non ha raggiunto l’obiettivo che si era proposto, ma ha ritrovato se stesso, tra le braccia di una come lui. Morì di polmonite a El Rosario, prima della fine della settimana in cui l’hanno imbarcato sul battello, e nei registri dell’ospedale figura il suo vero nome per esteso.

  • Josefina e Larsen. Attraverso lei, lui ritrova se stesso, con i suoi errori e i suoi rimpianti

Sono evidenti degli antagonismi:

  • Santa Maria e Puerto Astillero
  • La villa (anche solo il bersò) e la casupola
  • Angelica e la moglie di Galvez

Santa Maria è una città immaginaria che Onetti crea mettendo insieme Buenos Aires, città in cui ha vissuto dall’età di 20 anni, e Montevideo, capitale dell’Uruguay, in cui è nato. Città vivace e corrotta

Puerto Astillero è un buco immondo, un ultimo rifugio senza speranza. Un posto fangoso, con pozzanghere, un posto che ricorda ‘Il porto delle nebbie’ (libro di Simenon).

La Villa, rispecchia il cattivo gusto di Petrus, il proprietario. Costruita senza grazia, su 14 pilastri per sfuggire al rischio di allagamenti, che avevano distrutto la precedente abitazione, con un giardino pieno di grandi statue bianche. Angelica non inviterà mai Larsen ad entrare nella villa, non assecondando quello che sarebbe invece il suo desiderio. Per lui quella casa è il luogo in cui ambisce entrare per sempre, per esercitare una vendetta senza importanza, una sensualità senza vigore, un dominio narcisista.

Il bersò, posto nel giardino della grande villa in cui abita. E’il palcoscenico in cui recitare la farsa della seduzione, per poi impadronirsi di un ruolo e dare un senso agli anni vuoti che gli restano da vivere.

La casupola dove Galvez vive con la moglie, povera abitazione, tipo cuccia di cane, costruita con assi di legno e lamiere, copiando il modello di una villa. Rappresenta un po’ un focolare domestico, qui i quattro personaggi mangiano, bevono e la moglie incinta di Galvez pulisce, cucina, lava. Larsen prova affetto per la moglie di Galvez.

Angelica Ines  E’ una ragazza alta, di età indefinita tra i 30 e i 40 anni, un po’ pesante, con i denti superiori sporgenti (in questo libro Onetti si sofferma spesso a descrivere i denti dei personaggi), ride a scatti e ha una frequente ilarità, con una risata stridula, ride per nulla. Un sorriso alienato e uno sguardo servizievole. Grandi natiche, occhi grigi, grandi, che guardano senza curiosità, la pelle bianca, il collo lento e tozzo, i capelli raccolti in trecce spesse e pesanti, annodate intorno alla testa. Cammina come se facesse una marcia lenta, forzata, falsamente maestosa, come in una processione, così la vede Diaz Grey, il medico di Santa Maria, che racconta a Larsen due episodi in cui ha conosciuto Angelica e non esita a definirla pazza, come suo padre.

Una volta, a Santa Maria, Larsen ha sentito qualcuno definire Angelica Ines ‘unica, idiota, zitella’. Nei loro incontri, nel bersò, lei pone domande a Larsen  e, in cambio delle risposte, offre la sua risata e la sua assenza. Larsen racconta la sua vita, in cambio di una risata isterica, lui mente, ma lei non capisce. Si salutano con un bacio asciutto, chiuso.

La moglie di Galvez.  E’ incinta, pulisce, cucina, lava. Larsen prova affetto per la moglie di Galvez. Di lei pensa che, sebbene spettinata e non curata, con capelli unti, denti macchiati, anche se giovani, è tuttavia  segreta e intoccabile, ma ha gli occhi impavidi che lo avevano già giudicato. Ha scarpe legate con fili elettrici ed un cappotto da uomo che chiude al collo con una spilla da balia e, essendo incinta, ha una pancia grossa che minaccia di scoppiare. La pancia è un deterrente per Larsen, gli toglie l’idea di qualsiasi tentazione. Pensa che anche se si ripulisse e uscisse addirittura fuori da un negozio di moda non ci si metterebbe mai, perché la considera secca, bruciata, morta e forse è morta anche la creatura che porta in grembo. Però una sera in cui sono soli nella casupola, Larsen le si avvicina e la bacia, lei apre la bocca, risponde al bacio. Resta immobile e ansimante per tutto il tempo che Larsen vuole, ma poi gli dà uno schiaffo. Larsen è più felice dello schiaffo che del bacio. Rimangono a guardarsi stanchi, con un piccolo odio caldo, come fossero davvero uomo e una donna. Lui le dice che per loro due avrebbe potuto esserci un tempo in cui avrebbero potuto conoscersi. C’è in Larsen nostalgia di quello che avrebbe potuto fare e di una vita diversa, forse con una donna giusta. Un rimpianto di quando era giovane.

Altri personaggi

Petrus Lo descrive con una testa di scimmia mummificata, senza peso con un corpo rachitico. Grandi basette, prima nere ora grigie. Sopracciglia nerissime, unite, mani di fil di ferro e carta vecchia. La bocca sottile, un fossato. Uomo potente, che schernisce e non ha paura. E’ una maschera gialla e bianca, calva, con denti gialli. Pazzo, gioca, ma in realtà mira ai soldi, come Larsen, perché quelli sono l’unico metro per valutare un uomo. Protettivo verso la figlia, come lo era stato con la moglie e la sorella. Avrebbe voluto diventare l’imperatore di Santa Maria, Enduro e Puerto Astillero, acquistare il palazzo di la Torre, ma gli eredi, disgustati dal suo atteggiamento, per evitare di venderglielo, fecero dichiarare il Palazzo monumento nazionale. Mente, o si illude, dicendo che il cantiere riprenderà vita, che stanno per arrivare 30 milioni di pesos con cui pagherà il comitato dei creditori.

Petrus va a finire in prigione per via di quel titolo da lui falsificato di cui Galvez era entrato in possesso.

Kunz peloso e rotondo, tedesco, con rughe profonde, collezionista di francobolli, con capelli neri tinti, che vive in uno squallido tugurio, dormendo su una branda. Interessato per i fatti suoi a studiare come costruire una nuova perforatrice e a sistemare la sua collezione di francobolli. Testimone dei fatti che accadono, nutre poca simpatia nei confronti di Larsen.

Galvez pelato, con denti da adolescente. Sembra che sorrida sempre perché ha la bocca aperta e i denti chiusi. Mostra i denti al nulla, sorriso bianco, furioso, così è nato. Ha una risata silenziosa, solo perché ha denti vistosi. Vive in una casupola vicino al cantiere, una costruzione tipo cuccia da cani. Ha una moglie incinta e con loro nella casupola ci sono anche due cani sudici. Muore annegato, ma riesce a far andare Petrus in galera.

Simonetta Cartoni

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