
Di Massimo Acciai Baggiani
Di recente l’amico poeta Iveano Benigni Braschi mi ha prestato un curioso libretto curato da Nahid Norozi che riporta buona parte del romanzo persiano in versi di Fakhr al-Din Gorgani, scritto verso la metà dell’XI secolo. Vis e Ramin è riassunto e commentato dal curatore, con ampie citazioni, e riporta per esteso la parte centrale del lunghissimo romanzo; appunto le dieci lettere che Vis, la protagonista femminile, manda all’amato infedele Ramin, ricevendone come risposta una sola arida lettera.
Ma vediamo per sommi capi la trama, piuttosto intricata: si tratta in poche parole di una travagliata storia d’amore destinata a un lieto fine, ma solo dopo tante infedeltà, tanti screzi tra gli amanti e tante vicende amare che coprono molti anni. Vis è sposata, contro la propria volontà, dapprima col fratello Viru, poi con il grande re Mobad che l’ha rapita: di lei si innamora perdutamente il fratello del re rapitore, Ramin, che la corteggia con l’aiuto della balia di Vis – che avrà una parte importante nella vicenda – e riesce infine a conquistarla, ma se ne allontana per sposare Gol, un’altra donna di cui poi si stufa per ritornare in ginocchio dal primo amore. Vis dapprima lo scaccia, poi se ne pente – il romanzo è pieno di ripicche e pentimenti – e lo ricerca, ma adesso è lui a scacciarla. Lei se la prende e lui si pente di nuovo e così, con un tira e molla che ha qualcosa di comico, alla fine si riconciliano e possono coronare il loro sogno dopo aver spodestato il tiranno Mobad. Piccola curiosità: il romanzo pare che, arrivato anche in Occidente, abbia ispirato la vicenda di Tristano e Isotta.
Il punto interessante è la fine analisi psicologica di questo sentimento così complesso e contraddittorio che chiamiamo amore e che, nonostante il passare dei secoli e il diverso contesto geografico e religioso (la storia è ambientata in un’epoca precedente all’Islam ed è in aperto contrasto con i valori della religione maomettana), è sempre attuale. L’autore conosce bene la materia e parla di cose che abbiamo sperimentato anche nella nostra società progredita: l’amore è “crudele”, fa soffrire, è pieno di contraddizioni, è dolce e amaro al tempo stesso. La fedeltà è un miraggio sia da parte dell’uomo che della donna. Chi ha “inventato” l’amore ha fatto un gran casino, non ha creato affatto una cosa bella e buona di per sé, tanto che tutti abbiamo più o meno sofferto a causa sua, anche nel caso non scontato in cui l’amore sia corrisposto.
Firenze, 2 febbraio 2025
Bibliografia
Fakh al-Din Gorgani, Dieci lettere da Vis a Ramin sulla crudeltà, Roma, Carocci, 2022.

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