Quanta grazia e speranza là in fondo
Un pero in fiore col suo nitore ci
Dà e gli ronzano le api festanti
Tutt’intorno la loro sinfonia
Che di polline sa e di buon miele
Mentre il loppo annoso bitorzoluto
Ancora la primavera non sente
Scorrergli nelle vene assopite
E muto sonnecchia al primo calore
A quel lago di cielo a quelle vele
Stese ali fruscianti nell’infinito
Sordo al richiamo di quel giallo rostro
Del merlo innamorato che gorgheggia
La sua compagna[1] per l’eternità.

Sonetto classico in endecasillabi sciolti
[1] Che gorgheggia/La sua compagna: l’“errore” di trasformare in transitivo un verbo usualmente assoluto, come già avvenuto ai vv. 3 e 4, è ben giustificato, se vi siete talvolta soffermati ad ascoltare con quanto slancio un merlo in amore esalta la propria bella e le sue doti oppure come potente sia la sinfonia ronzante delle api ebbre di polline e nettare nei nivei fiori d’un pero.

Rispondi