WEN – AMICIZIA- Il tradimento – Terza Agnoletti

“Lo sapevi? Lo sapevi?! Ma tu lo sapevi?!”
La voce diventava sempre più stridula.
Sandra teneva le spalle curve e gli occhi bassi, incapace di rispondere in modo sensato. Paola continuava a porre la stessa domanda senza lasciare spazio per una risposta. A un tratto prese l’amica per le braccia e cominciò a scuoterla al ritmo delle parole:
“Lo sapevi?!”
“Lo sapevi?!”
Finché Sandra reagì con tutta l’energia di cui fu capace. Si divincolò e afferrò lei Paola per tenerla ferma.
La spinse a sedere. Premeva sulle sue spalle per impedirle di muoversi.
“Calmati e parliamone civilmente!”
Paola scoppiò in un pianto dissonante. Scossa dai singhiozzi, ormai vinta, domandò:
“Se lo sapevi perché non me lo hai detto?”
Sandra lasciò la presa, sedette a sua volta davanti a lei, le prese le mani, sentì e vide che tremava.
“Calmati! Per favore, calmati!”
Anche lei aveva voglia di piangere.
“L’ho saputo, sì, perché me l’hanno detto. Mi sono fatta promettere che avrebbero taciuto, almeno per un po’. Volevo cercare un rimedio, invece di venire da te a farti soffrire. Sono andata a parlare con lui. Ha confessato: si era cacciato in una situazione difficile, per leggerezza. Ha usato proprio questa parola: leggerezza. Ne voleva uscire perché ti amava e sperava che tu non venissi mai a sapere… Mi fece promettere che non ti avrei detto nulla. Aggiunse che in un futuro lontano forse ti avrebbe confessato il suo errore.
Era deciso a troncare la relazione. Non poteva più vivere così.”
La voce di Paola era bassa e un po’ roca:
“Dici così perché ormai nessuno più ti può smentire..” e con un gesto impose all’amica di tacere, di farla continuare:
“Sono precipitati in quel burrone mentre erano insieme in macchina. Non aveva troncato nulla.”
“Come fai a dirlo? Forse erano in macchina proprio per discutere.”
“Che dirò ai bambini quando saranno grandi e vorranno sapere come è morto?”
“Dirai che nessuno sa perché erano in macchina, dove stavano andando. Forse era lavoro…”
“Lavoro?!”
Ora gridava di nuovo.
“Un avvocato va in giro con l’amante su una strada di montagna per lavoro?!”
“Calmati. E’ possibile, anche se appare strano.”
”Tu sapevi tutto e non me l’hai detto. Che amica sei?”
Sandra raddrizzò la schiena tentando di assumere un tono autorevole:
“Cerca di immaginare la situazione invertita: se fosse stato mio marito a tradirmi e tu l’avessi saputo, che avresti fatto?”
Paola si guardò intorno, si soffermò a lungo sulla finestra. Sembrava che studiasse il rettangolo di cielo dove nuvole bianche si sfilacciavano lentamente, poi fissò l’amica con il viso bagnato, ma gli occhi ormai asciutti.
“Ti avrei avvertito perché tu lo cacciasi di casa, magari tirandogli qualcosa nel capo in modo da fargli capire che non ne volevi più sapere. Sei andata a parlare con lui?! Che obbrobrio! Che tradimento da parte tua!”
Sandra sentì una morsa che le attanagliava il torace. La voce le uscì tremula:
“Non dire tradimento! Ti volevo aiutare, volevo che non soffrissi.”
“Vattene! Non ti perdonerò mai!”
Sandra si alzò con fatica.
“Siamo amiche dall’infanzia. Puoi sempre contare…”
“Vattene! Lasciami sola!”
“Vado. Tornerò domani. Verrò anche se non mi vuoi. Puoi sempre contare su di me.” “Vattene! Ti odio!”
Suonarono alla porta. Sandra interiormente se ne rallegrò: qualcuno era venuto per confortare la giovane vedova. Andò ad aprire. Erano in quattro, le due cugine di Paola con due amiche. Una domandò sottovoce:
“Come sta?”
“E’ distrutta. Non lasciatela sola e fatela sfogare. Io tornerò domani.”
Si chiuse la porta alle spalle.
Aveva davvero sbagliato tutto? Era stato un errore confessarle che sapeva? Avrebbe recuperato l’amicizia?
Si erano aiutate a vicenda tante volte! Gridasse pure tutti gli insulti che conosceva, lei non l’avrebbe abbandonata.

di Terza Agnoletti

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