WEN – ANGOSCIA – Angoscia – Andrea Zavagli

Aveva scritto un unico libro: un giallo e, anche se aveva ricevuto elogi, non poteva davvero dire di sentirsi uno scrittore. Decise di mettersi alla prova quando lesse della possibilità di inviare racconti sul tema “ANGOSCIA”.

Aprì il blocco a quadretti e, con lo sguardo perso sul muro, cercò di ricordare momenti nei quali aveva provato quel sentimento.

Mordicchiava nervosamente il lapis perché nessuna idea si faceva avanti sino a che, invece, vide piccoli ricordi cominciare ad ammucchiarsi sulla scrivania.

L’angoscia del lunedì. Quella che, con lo spauracchio delle interrogazioni del giorno dopo e dei compiti quasi sempre incompleti, già a metà domenica iniziava a fare ombra sulla luce della festa.

L’angoscia delle prime feste, dove la timidezza lo irrigidiva e lo relegava in un angolo incapace di capire come socializzare.

L’angoscia della scelta dell’università e, dopo, degli esami e gli anni fuori corso che pesavano nel rapporto familiare.

L’angoscia dell’essere considerato grande e non averne consapevolezza; il peso delle aspettative riposte in lui che però non si sentiva pronto a esaudire.

L’angoscia di una festa di matrimonio che gli addossava responsabilità sconosciute e terribili, come i figli.

L’angoscia di un entusiasmo che scemava e di una solitudine da vivere in coppia.

L’angoscia della separazione e l’evidenza di un fallimento personale.

L’angoscia della vecchiaia dei genitori, della loro malattia, della loro definitiva assenza.

L’angoscia della propria vecchiaia e del lento deterioramento fisico.

L’angoscia dei corridoi dell’ospedale azzurrati dalle luci notturne.

L’angoscia delle inimmaginabili sofferenze degli altri malati.

L’angoscia di un futuro senza guarigione, incerto ma sempre più prossimo. 

Si fermò. Forse qualche angoscia gli era sfuggita ma si sentiva già sgomento per quell’elenco.

Si chiese chi mai avrebbe trovato interessante leggere delle sue pene e se davvero essere scrittore significava riproporre affanni e dolori.

Era davvero questo che il lettore amava trovare nelle pagine di un libro appena acquistato?

Capì, senza angoscia, di non sentirsi uno scrittore ma di voler solo far dimenticare, anche se per poco, le preoccupazioni.

di Andrea Zavagli

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