«Bambini, buoni, per favore!» la classe si agita come sempre ma la maestra sta ancora parlando, c’è tempo prima che suoni la campanella.
«Domani è il giorno della memoria, ricordatevi di portare l’oggetto di famiglia, quello che ogni nucleo conserva. La lezione di domani sarà su questo: l’oggetto e la sua storia. Adesso potete andare, state attenti là fuori: salite sul pullman e dritti a casa.» Sabina, la maestra, è molto contenta, lo è ogni 21 giugno: anno dopo anno anche lei mostra il suo “oggetto” e per prima ne racconta la storia.
Ogni bambino a casa, per la prima volta, vedrà l’oggetto della sua famiglia. La legge parla chiaro sul manufatto: non si può mostrare ai bambini fino al compimento del ventesimo semestre e solo il 21 giugno, giorno dedicato alla memoria, può essere portato fuori casa o toccato.
«Buongiorno bambini! Che giorno è oggi?» chiede Sabina alla sua classe di “sextus” e gli studenti emozionati esclamano tutti insieme:
«Atrox, Florent 21 giugno 2981, il giorno della memoria!» esclamano alzandosi in piedi.
«Bravi! Oggi ricordiamo gli avi terrestri. L’ultimo giorno sulla terra fu il 21 giugno del 2099, quando le ultime navicelle lasciarono per sempre il pianeta arido e vuoto. Tutti i cittadini furono trasferiti sui satelliti dove si preparavano per l’ibernazione, ogni capofamiglia poteva portare con sé solo un oggetto della propria stirpe, non ci sarebbe stato posto per tutti, altrimenti. Appena pronti le navette spaziali partivano per il lungo viaggio, giungendo ad Atrox il nostro pianeta dopo… chi di voi sa quanti anni luce è durato il viaggio degli antenati?» i bambini circondano la loro maestra e cercano di ingannarla mostrando tutti insieme le teche con gli oggetti. Lei sorride, solo la sua intelligenza artificiale tradisce l’origine androide: AC.ST. Sabina 99 è il suo vero nome.
«Assomigli alla mia mamma!» le dice una bambina bionda e lei sorride, la sua pelle si arrossa e una lacrima di commozione scende lenta. Un robot di alta tecnologia, Sabina, l’oggetto che ha portato è un cellulare Samsung Galaxy S98 l’ultimo creato dai suoi costruttori, la storia che racconta è semplice: i suoi antenati si muovevano lenti su pavimenti predisposti impiegati per vecchi e malati in quel pianeta chiamato Terra. Gli studenti stupiti vorrebbero sapere, toccare, ma lei sa come distrarli, Fan mostra un bruco fatto con palle di polistirolo colorato e spiega che risale al 2021 quando il suo antenato frequentava la prima elementare.
«Si chiamava come me, come me era molto bravo in matematica e alla fine dell’anno l’ha avuto in premio. Lui l’ha conservato con attenzione e dopo 960 anni è ancora intero.» Sabina conosceva la storia del bruco, era solo un caso che quel bambino fosse nella sua classe: grazie a quella maestra del XXI° secolo, alla sua bravura e al feeling che aveva con i bambini, da allora, tutte le maestre di Atrox venivano chiamate come lei: ”Sabina”.
Dodix mostra un libro ingiallito, custodito in una piccola teca trasparente, si legge a malapena il titolo, anzi parte di esso “ G…. di Dant.”, quando lo mostra un oh di meraviglia invade la classe e la bambina orgogliosa spiega:
«Non ricordo come si chiamava la mia antenata, ma era una scrittrice famosa, questo libro racconta di un uomo vestito di rosso, un antenato dei miei avi, anche lui era uno scrittore e un poeta,: la divi… la commedia divi… uffa, è troppo difficile, qui dentro c’è un racconto scritto dalla mia antenata.» la piccola si nasconde, ma l’interesse degli altri per quell’oggetto della memoria è altissimo, c’è chi un vero libro di carta non l’ha mai visto.
«Anche noi un giorno diventeremo antenati?» chiedono i bambini, la maestra sorride.

di Milena Beltrandi

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