L’uomo solo respira
un esile filo d’aria
la debolezza seduta
all’ombra del parco.
Uno spazio spesso
come cemento
nella nebbiosa
sosta del pranzo.
Il sole di luglio
grave del lontano fragore
di vita marina
turbolenta di voci,
di risate che si rincorrono
tra le onde e le spume
e il desiderio
di varcare la soglia
della felicità inattesa.
L’uomo è solo
e aspira quell’aria,
lo sguardo perso
sull’albero di sempre
le fronde inospitali
a una carezza di refrigerio.
Il cuore si agita sul legno
di una vecchia panchina.
Nel parco più i cani
vengono a pisciare
soltanto il suo stomaco
continua la vita.
L’uomo è solo
e fissa sventato
una piuma attaccata
ad un escremento di piccione
sulle stecche scrostate
di una persiana chiusa.
Un lieve, insperato
soffio invisibile
e i tremuli tentacoli bianchi
spiccano il volo leggero
sulla città insonnolita.
Una piuma che cade
dal terzo piano
di un edificio
vuoto.
Un volo verso
la luce riflessa
su una pozza
del marciapiede
calpestato da nessuno.

di Paolo Orsini (14 settembre 2020)

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