L’Uragano è quanto di più potente la natura possa creare: due masse d’aria una fredda e l’altra calda che salgono vorticosamente in cerchio quasi a creare un mostro che sprigiona venti da 300 km/h orari in su.
Agli inizi del 2024 i cambiamenti climatici avevano reso il Mediterraneo più caldo per svariati mesi dell’anno. Su 12 mesi 8 di essi avevano visto la temperatura esterna del mare superare i 28 gradi. Le tempeste di fine settembre, che si susseguivano nel Mediterraneo, diventavano sempre più violente ma alla politica ed alle persone sembrava interessare il ritorno alla vita normale dopo i 3 anni della pandemia. Arriviamo così all’estate del 2025 nel quale avvenne un evento eccezionale: sulle coste di Israele si formarono delle nuvole temporalesche che cominciarono a girare vorticosamente su stesse. Dopo 2 ore si era formato un Uragano chiamato Ares che creò molti danni a Cipro e parecchi feriti, ma il peggio doveva ancora venire. Da Categoria 1 l’Uragano passò presto a Categoria 5: aveva un’ampiezza di circa 450 kilometri e cominciò a fare danni e morti colpendo dapprima Creta e le isole Eolie poi, insieme le Coste del Peloponneso dirigendosi verso l’Italia. Ciò che venne dopo fu sconvolgente: l’Uragano Ares aveva creato onde alte 6 metri che avevano sparso morte e distruzione nelle Eolie, Creta, le coste del Peloponneso, la Sicilia e la Calabria continuando a fare danni, seppur degradato a Categoria 4, in Corsica e Sardegna finendo sulle coste francesi come degradato a Categoria 2. Il bilancio era terribile: 56.900 morti accertati, più di un centinaio di migliaia di dispersi e un milione e mezzo di sfollati e danni incalcolabili.

di Francesco Guglielmino

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