WEN – AVARIZIA – La cripteia – Carlo Menzinger

«Ireni, è giunto il tempo della cripteia. Siete pronti?»

I ventisette ragazzi risposero in coro nel solo modo possibile:

«Sì, maestro.»

«Avete il vostro coltello. Uccidete quanti più iloti potete. Non fallite o non diventerete mai spartiati, non sarete degli uguali e non potrete sedere ai sissizi o condividere gli alloggi con i vostri compagni nelle caserme. Il disonore cadrà su di voi per sempre. Sparta ovunque!»

«Sparta ovunque!» risposero tutti i giovani ireni e scivolarono nel bosco nudi, senza null’altro con loro che una corta lama. Soltanto grazie al loro coraggio, la loro forza e la loro astuzia sarebbero potuti sopravvivere per i giorni della cripteia, procurarsi cibo e riparo e, soprattutto, trovare il modo di uccidere degli iloti, i contadini delle popolazioni asservite a Sparta, praticamente degli schiavi pubblici, ma troppo numerosi per i pochi spartiati che li dovevano controllare.

Dovevano rubare per sopravvivere e uccidere per diventare spartiati, ma se li avessero colti nel fare una di queste cose sarebbero stati puniti con tante frustate da rischiare di morire loro stessi. Per questo dovevano muoversi guardinghi, nascondendosi tra gli alberi. Ognuno per sé.

Asterios stava correndo verso il vicino villaggio ilota, intorno al quale sperava di trovare qualche possibile vittima, quando si accorse che Ertemios, invece, stava dirigendosi verso l’accampamento degli opliti spartiati. Il giovane si chiese che cosa sperasse di trovare il compagno da quelle parti. Si era solo confuso o aveva un piano? Asterios si sentì sciocco nel farlo, ma la curiosità prevalse e si mise a pedinare Ertemios. Si stava avvicinando all’accampamento, ma non andava lì. Asterios lo vide arrampicarsi su un’altura e lo seguì a distanza. Ben presto l’irene raggiunse l’imboccatura di una stretta grotta. L’apertura avrebbe lasciato passare un ragazzo solo strisciando e fu così che Ertemios vi si infilò. Asterios non poteva certo seguirlo dentro senza essere scoperto. Attese e dopo qualche tempo Ertemios ne uscì con aria soddisfatta. Reggeva in mano un cosciotto di lepre. Asterios lasciò che si allontanasse e si infilò anche lui nella stretta apertura. L’interno non era molto più ampio, ma era stipato di cibo! Ertemios doveva aver depredato la dispensa dei sissizi.

Il giovane corse a informare il maestro. Quando i ragazzi tornarono esausti, sporchi e spesso feriti dalla loro cripteia, mostrando i propri trofei a riprova delle avvenute uccisioni, il maestro interrogò Ertemios.

«Abbiamo scoperto che nascondi del cibo in una grotta. Come te lo sei procurato.»

«L’ho rubato dalla mensa dell’accampamento spartiate, maestro.»

«Complimenti, Ertemios, non deve essere stata un’impresa facile. L’accampamento è ben sorvegliato da guardie. Sei riuscito a rubare senza che nessuno ti scoprisse. Davvero lodevole.»

«Grazie, maestro.»

«Sono stato a vedere nella grotta e ho visto moltissimo cibo. Come hai fatto a portarlo via tutto assieme?»

«L’ho rubato in varie volte.»

«Quindi non è stata solo la fortuna ad aiutarti, se sei riuscito a ripetere più volte l’impresa. Davvero bravo. Dimmi, però, che cosa te ne facevi di tutto quel cibo? È davvero tanto per un ragazzo solo. Con chi lo dividevi? Con i tuoi compagni?»

«No, maestro, lo tenevo per me, per quando avessi avuto fame.»

«Per Te? Per te!» Esclamò il maestro indignato. «Non vuoi, dunque, diventare un uguale? Non sai che nulla ti appartiene e che tutto è di Sparta e devi dividerlo con i tuoi compagni? Non dovevi rubare più di quanto ti servisse. Questa è avidità e avarizia. Sei stato avido nel prendere più del necessario e avaro nel tenerlo tutto per te. Ertemios, hai fallito la tua cripetia e sarai punito per queste colpe. Asterios, tu che l’hai scoperto, avrai l’onore di frustarlo. Prendi la verga. Trenta colpi e che siano forti.»

di Carlo Menzinger di Preussenthal

(racconto ambientato nel mondo ucronico della saga “VIA DA SPARTA“)

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