«Dai Silvana, sei tra le poche che non si è “scoppiata”, raccontaci la ricetta per un matrimonio felice!»
Silvana si sentì rivolgere la domanda dopo una cena tra amiche. Se ne stavano in piedi in mezzo al parcheggio del locale, a smaltire gli ammazzacaffè, fumando e ridendo di nulla, prima di tornarsene a casa.
Lì per lì non seppe che rispondere, tanto che rimase incatenata allo sguardo di Chiara con la bocca aperta a pesce lesso.
Il segreto della nostra coppia….ma quale segreto?
In quel momento l’amica le parve grottesca, con quel rossetto troppo acceso insinuato nel “codice a barre” sopra le labbra, così come tutte loro che si ostinavano a comportarsi da ragazzine a caccia d’emozioni.
«Sì, dai!» Simona le dette una gomitata d’incoraggiamento.
«Ti prego, ti prego, ti prego!» Si aggregò Marzia un poco traballante, che aacompagnò le parole con bacetti leziosi.
La suoneria del cellulare la salvò, dandole la scusa di allontanarsi e glissare. Tornò giusto per i saluti e la domanda morì lì, anche se continuò a lavorarle in testa.
Il giorno dopo si sorprese a fare due conti: io e Saverio stiamo insieme da quindici anni. Pare incredibile, invece sono volati.
Ripercorse a grandi linee il suo passato sentimentale, che non era granché: qualche simpatia scolastica e un fidanzamento naufragato alle soglie della trentina.
Il grande amore o nulla! Si era giurata davanti allo struggente fotogramma di un film sentimentale. E una decina d’anni dopo Saverio l’aveva incarnato alla perfezione.
Il sentimento c’era, puro e sincero come tante volte l’avevo immaginato.
Sentì il cuore tornare a battere come allora, e lasciò che la folla di illusioni in cui si erano cullati tornasse ad allietarla.
I viaggi, i nomi dei nostri figli, la casetta al mare, ci sentivamo onnipotenti, tutto era possibile, facile, realizzabile.
Poi le delusioni.
Silvana sentì gli occhi inumidirsi.
Ero sulla quarantina, niente figli, solo aborti. E Saverio in quel frangente non si rivelò quel campione d’empatia che mi sarei aspettata.
Tuttavia il sentimento, pur se ammaccato, era rimasto. Avevano pur sempre amici e viaggi, ma anche quelli subirono una brusca frenata.
La demenza precoce dei miei, seguita dai problemi di salute dei suoi ci catapultarono in una realtà che pensavamo si sarebbe palesata molto più avanti.
Impreparati, erano andati avanti per inerzia, alternandosi ai capezzali dei familiari, facendosi coraggio a vicenda, sotto il bombardamento quotidiano di medici, infermieri e badanti, fino all’epilogo definitivo un anno addietro.
Una situazione che li aveva lasciati stralunati, svuotati e privi della voglia di sognare.
Cos’è rimasto del grande amore? Di tutta la passione? Torneremo un giorno a fare progetti assieme?
I pensiero rispolverò la domanda della sera prima. Qual è il segreto della nostra unione?
Aggrottò le sopracciglia e iniziò a riflettere. Ne avevano passate tante, altre coppie si sarebbero lasciate al primo aborto, mentre loro non ci avevano neppure pensato, sempre insieme, sostenendosi a vicenda, ognuno a suo modo. Del grande amore era rimasto l’affetto, e la consapevolezza che qualunque cosa fosse successa, ci sarebbero sempre stati l’uno per l’altra. Che fosse quello il segreto?

di Laura Gronchi

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