WEN – FELICITÀ – Felicittà, la città dei felini – Luigi de Rosa

Le elezioni comunali erano finalmente terminate. Dopo settimane di campagna elettorale senza esclusione di colpi, fatta di promesse, alcune reali altre puramente demagogiche, minacce, ricatti e scambio di favori, il giorno delle elezioni era finalmente arrivato.
E la Tigre aveva vinto.
Il Leone, il Gatto Persiano e l’Ocelot erano stati sconfitti con un netto margine.
Era una grande svolta per Felicittà: per la prima volta un membro di una minoranza veniva eletto Sindaco. Le Tigri, da sempre vicine all’estinzione dai tempi dell’Emancipazione dagli Umani, ora potevano vedere in Siberian Amur, il capo della loro comunità, una speranza di riscatto.
Il suo programma elettorale, basato sulla lotta al degrado in cui molti quartieri abitati da tutti i felini, soprattutto le tigri ma anche leopardi, ghepardi, puma e altri abitanti della città marginalizzati dalla casta dominante, i leoni, aveva riscosso grande entusiasmo al punto da spingere gli abitanti a votare per lui invece che per il Leone, nonostante quest’ultimo fosse appoggiato da reti televisive e testate giornalistiche.
Tutti andarono a stringergli la zampa. Siberian Amur quella vittoria sa la meritava, perché era l’unico candidato alla carica di sindaco che non si era mai abbandonato ad insulti, menzogne, accordi sottobanco o corruzione.
Persino il Gatto Persiano, tanto odiato quanto temuto perché un tempo collaboratore dell’Essere Umano da cui gli animali di tutto il mondo si erano emancipati, porse ad Amur la sua piccola zampa. <Ben fatto. E’ stato un onore essere il tuo avversario. Mi hai ricordato perché sono entrato in politica> disse il piccolo felino, che Siberian sovrastava con i suoi quasi tre metri di altezza.
Il neo-sindaco gliela strinse calorosamente. «L’onore è stato mio. Possiamo fare molto per questa città, se collaboriamo tutti insieme»
Altre parole simili furono spese per gli altri candidati sconfitti, rappresentanti delle rispettive specie. Il sindaco uscente, Berber Leo, fu l’ultimo con cui si confrontò. E a differenza degli altri non sembrava voler fare buon viso a cattivo gioco.
Nonostante ciò, Siberian Amur gli volle offrire la zampa. «Spero che questo non crei dissapore tra le nostre specie!»
Berber Leo guardò la zampa che gli veniva offerta come se Amur non se la fosse lavata dopo una toeletta. «Questa elezione non cambia la realtà delle cose. Sono i leoni gli unici veri abitanti della città: i giornali, le aziende, le reti televisive sono in mano nostra, e tutti gli altri felini sono alle nostre dipendenze. Questa città è ingovernabile senza di noi»
Siberian Amur abbassò la zampa. Capì che doveva far capire al suo predecessore che, anche se diplomatico, lui era pur sempre una Tigre, il più grande felino del mondo.
«Le imprese possono fallire, o i suoi dipendenti possono licenziarsi in massa per andare a lavorare altrove, dove vengono meglio pagati. Nuovi giornali possono nascere, con una storia più limpida rispetto a quelli del passato, considerati troppo legati alla politica. E la televisione non la guarda quasi più nessuno. Voi Leoni avete usato il potere che avevate per mandare in rovina questa città. Noi Tigri la faremo rinascere. Potete collaborare, o mettervi contro tutti i felini che desiderano un cambiamento»
Berber Leo, a quelle parole, se ne andò stizzito.
Siberian Amur sorrise. Quello scontro, il primo da sindaco, non gli avrebbe sottratto la felicità di quel giorno. Aveva vinto.
Le Tigri avevano vinto.
I felini avevano vinto.
C’era ancora speranza per un futuro migliore.

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