WEN – FOLLIA – L’Istituto – Massimo Acciai Baggiani & Renato Campinoti

«È anche una sorta di esperimento sociale» gli aveva detto Antonio qualche giorno prima, quando gli aveva parlato per la prima volta dell’Istituto.

«Mah, non saprei, è tutto così misterioso… stiamo parlando del manicomio dei personaggi letterari, giusto?» aveva ribattuto, scuotendo la testa.

«Non chiamarlo “manicomio”, è una casa di riposo per persone benestanti come noi, dove gli ospiti possono vivere una vita soddisfacente lontani dalle pene del mondo. Sono felici, te lo posso assicurare. Un amico di mio cugino ci ha messo suo figlio, che crede di essere Dorian Gray, e si è trovato benissimo. Passa le giornate conversando con altri ospiti che si credono personaggi della stessa epoca storica – Anna Karenina, Sherlock Holmes, eccetera – in allegra conversazione, prendendo il tè, leggendo e praticando i passatempi adeguati al diciannovesimo secolo.»

«Ovviamente non hanno un “altro” Dorian Gray…»

«Ovviamente. Quel posto è già stato preso.»

«E se se ne presentasse un altro?»

«Lo rifiuterebbero. La coerenza prima di tutto, questa è la regola dell’Istituto. Naturalmente i dottori sono tutti laureati in letterature comparate e hanno consulenti esperti in storia e letteratura mondiale. Basterebbe poco per infrangere quella fragile illusione…»

«Mi pare un po’ difficile da gestire.»

«Sono dei professionisti, e dove c’è da mettere qualche pezza ci pensa l’ipnosi.»

«Non credo che mio fratello sia ipnotizzabile. Da quando ha avuto quell’incidente a cavallo e si è convinto di essere il Capitano Nemo…»

«Non ti devi preoccupare, ti dico. La settimana prossima posso accompagnarti a visitare l’Istituto. Sono curioso anch’io di vedere come funziona in pratica.»

«Quindi ogni padiglione ricostruisce una precisa epoca storica… deve essere molto grande!»

«Enorme direi! Una vera e propria città, moderna all’esterno e antica all’interno, come un gigantesco set cinematografico. Alcuni padiglioni sono arredati in modo futuribile, per accogliere i personaggi di Asimov o di Philip Dick.»

Giulio sorseggiò il suo tè al limone, pensieroso, quindi posò la tazzina sul tavolino, sotto al gazebo, e guardò intensamente il suo interlocutore.

«Sempre un manicomio è: gli ospiti non si possono muovere liberamente tra i vari padiglioni, tantomeno uscire dall’Istituto.»

«Certo, sarebbe uno shock: immagina di uscire dal tuo solito percorso e trovarti in un’epoca futura, o passata. L’unico che può visitare più padiglioni è il Viaggiatore del Tempo wellsiano, per ovvi motivi, senza contare i vari viaggiatori del tempo epigoni; ma solo quelli letterari, quindi non troverai un Marty McFly o un dottor Brown.»

«Immagino quindi che quando andrei a trovare Ilario dovrei vestirmi come un damerino vittoriano.»

«O come un dandy, un tipetto elegante». Antonio scoppiò in una risata che smorsò la tensione accumulata. Non era suo interesse convincere l’amico, che in fondo compativa per la disgrazia che aveva avuto in famiglia, ma era animato da affetto sincero e volontà di essere d’aiuto.

«Allora, non sei curioso anche te? Non desideri vedere com’è organizzato l’Istituto? Alla peggio avrai buttato un paio d’ore; parlare col Direttore sarà molto istruttivo e assolutamente senza impegno.»

Giulio buttò giù in un sorso il resto del tè, ormai tiepido.

«Mi hai convinto, quando sei libero la prossima settimana?»

Ci siamo accordati con Antonio per questa mattina per andare insieme a fare visita a mio fratello in quell’Istituto, che a me continua a sembrare una sorta di manicomio “specializzato”. Staremo a vedere.

Siamo così arrivati all’ingresso. L’uscere, vestito da dottore, o così mi sembra, ci chiede se lo devono cercare loro, mio fratello, o se preferiamo andare da soli nella direzione del padiglione del Capitano Nemo.

«Noi vi consigliamo di avviarvi da soli. E’ l’occasione di visitare un luogo non comune», ci dice accentuando queste ultime parole, quasi a fare riferimento al luogo “letterario”.

Fatte poche decine di metri ci imbattiamo prima di tutto nel padiglione del nipote dell’amico di Antonio, quello di Dorian Gray e di Anna Karenina, per intenderci. Ci sono un paio di dottori che ci accolgono con dei gran sorrisi e ci informano sulle condizioni di salute del giovane che cerchiamo, come fossero dei medici veri e non dei letterati in grado di corrispondere a ogni eventuale richiesta o confronto da parte dei personaggi immaginari. «Vedrà che il nipote del suo amico si trova benissimo con noi… non gli facciamo mancare niente, neppure la compagnia di altri personaggi del suo tempo». Noi ammicchiamo e ci sorprendiamo a vedere l’impressionante somiglianza tra la faccia del giovane e quella che abbiamo visto illustrata tante volte sulle copertine del libro di Oscar Wilde. E la faccia presenta delle gote lucidissime a significare che per lui il tempo non trascorreva mai. «Chissà se da qualche parte conserva il ritratto con la sua faccia che viene attaccata dal tempo», mi sorprendo a dire all’amico che mi accompagna. Ma la cosa che ci meraviglia ancora di più è la donna che conversava con lui e che, non ci voleva tanta fantasia, aveva una faccia e una fisicità in tutto simili a quella di Anna Karenina stampata sul libro di Tolstoj. Per non parlare del bellissimo vestito a colori sgargianti e ben stretto in vita a valorizzare ancora di più la perfetta linea di quella giovane signora. Il personale di sorveglianza ci guarda con un sorrisino sulla faccia che pare dirci «visto che somiglianza, eh?»

Noi preferiamo tirare diritto, sempre in direzione del padiglione di Capitano Nemo e compagni. Fatti pochi metri ci troviamo di fronte ad un nuovo, grandioso edificio dove ci sembra di scorgere una faccia che abbiamo già visto al cinema. Ci avviciniamo e ci accorgiamo che quell’uomo sta continuamente declamando la stessa frase: «Ho visto cose che voi umani non potete neppure immaginare…». Allora ci accorgiamo che è lui, il cacciatore di androidi di Philip K. Dick e che il geniale Ridley Scott ha portato sullo schermo da par suo. Avvicinandoci ancora, ci accorgiamo che colui che sta ascoltando il sermone è uno che assomiglia in tutto e per tutto al dottor Bowman di “2.001 Odissea nello spazio”, il quale, forse, vorrebbe raccontare anche la sua di storia, della battaglia fra la macchina/computer e l’uomo cui è costretto a far fronte. Ma l’altro continua nella sua tiritera come un forsennato e non fa parlare nessuno.

Decidiamo di tirare diritto e, soprattutto, di cominciare a cercare Ilario, mio fratello.

Ci guardiamo intorno per cercare qualcuno del personale cui chiedere dove lo possiamo trovare, ma sembra che i ”medici” e gli “infermieri” si siano tutti volatilizzati. Non solo, ma poco più avanti scorgiamo un capannone dove non sembra esserci nessuno dei pittoreschi personaggi del luogo.

Finalmente vediamo un camice bianco più avanti. Ci affrettiamo per raggiungerlo e più ci avviciniamo più sono sorpreso. Ora che sono quasi in presenza non ho più dubbi: si tratta proprio di Ilario, vestito da dottore dell’Istituto.

«Che ci fai con questo camice addosso?», mi viene immediatamente di chiedergli.

«Come che ci faccio?», mi risponde con due occhi apertissimi mio fratello.

«Ho superato tutte le prove e adesso tocca a me fare il dottore. Vedrai tra poco, quando arriverà il mio medico vestito da Capitan Nemo! Sono giorni e giorni che mi sta facendo la corte! Non vedeva l’ora di prendere il mio posto! Siete fortunati a venire di Domenica! E’ il giorno in cui, chi supera l’esame passa alla funzione di infermiere o di medico e gli altri, secondo i personaggi che si liberano, subentrano loro. Se avete un po’ di pazienza lo potrete vedere anche in questa parte dell’istituto il cambio dei personaggi. Anzi, fermatevi e guardate come si comporta il nuovo Capitan Nemo. Non riuscirà mai a interpretarlo come ho fatto io finora! Aspettate e vedrete!»

Io e Antonio ci guardiamo negli occhi e cominciamo a incamminarci verso l’uscita.

Ci basta quello che abbiamo visto!

Una risposta a “WEN – FOLLIA – L’Istituto – Massimo Acciai Baggiani & Renato Campinoti”

  1. Avatar MILENA BELTRANDI
    MILENA BELTRANDI

    Fantastico!

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