WEN – FRATELLI – Gelosia – Caterina Petrini

A quattro anni nacque mio fratello e mi sentii detronizzata. Andavo alla scuola dell’infanzia, ma non vedevo l’ora di tornare a casa per stare con le nonne: insieme facevamo tanti giochi e mi insegnavano a fare “cose da grandi” come cucire. C’era un piccolo problema però: Lorenzo assorbiva molte delle loro energie e a me pareva che volessero più bene a lui che a me. Lo dicevo anche ai miei amichetti quando giocavamo con i puzzle e anche alla maestra Grazia che mi rassicurava dicendomi che i genitori vogliono bene a tutti i loro figli alla stessa maniera. Un giorno nonna Maria cambiò il pannolino a mio fratello e gli lavò il sederino. Dopo averlo asciugato, lo mise sul fasciatoio e, per farci divertire, iniziò a far finta di morderlo dicendo:” Un morso qui sulla manina, uno sul braccino e poi uno sul sederino”. Io pensavo che lo mordesse sul serio e non mi capacitavo del perché ridesse a crepapelle. Volli provare anch’io e gli diedi un morso sul sedere lasciandogli il segno dei denti. Lorenzo strillò con quanto fiato aveva in corpo e nonna Maria, che si era allontanata un attimo per andare a prendere il borotalco, accorse spaventata. Che cosa vide? Lorenzo che urlava ed io tutta arrabbiata che gli dicevo: ”Cattivo sei! Se ti morde la nonna ridi, se lo faccio io piangi”. La nonna dopo averlo preso in braccio per calmarlo mi disse dolcemente:” Caterina, io non l’ho morso per davvero. Ho fatto finta. Ho fatto come te quando fai finta che quella scatola è una macchina”. Ed io dispiaciuta (non tanto in realtà): “Ma io credevo che tu lo avessi morso e che con te rideva perché gli piaci e che con me piangesse perché non mi vuole”. La conversazione proseguì così, me la ricordo come se fosse ieri:

“No, è piccolo, ha solo sei mesi. A quest’età non fa dispetti!”

“Uffa però. Lagna sempre per tutto!”

“Anche tu alla sua età. Sapessi che storie facevi per mangiare per dormire. Ci hai fatti diventare verdi…”

“Davvero?”

“Sì, se quel mucchio di pietre in fondo al giardino potesse parlare, te lo direbbe pure lui”

“Ma le pietre non parlano”.

“Eh no, le pietre non parlano. Per tua fortuna, sennò te le canterebbero proprio belle. Ora via è tutto passato, fagli una carezza e gioca con lui che si è calmato. Io vado a prendere i vestiti puliti”

“Va bene, però ci racconti una fiaba, quella dell’acqua nel cestello!”

“Affare fatto!”.

Una volta che Lorenzo fu pronto, la nonna si sedette sul mio letto con lui in braccio ed io accanto. Chiuse gli occhi un attimo e iniziò a raccontare come faceva tutti i pomeriggi e le sere prima di dormire: “C’era una volta una madre vedova che sposò un uomo, anche lui vedovo. Ognuno dei due aveva una figlia. Le ragazze avevano più o meno la stessa età. La madre voleva bene alla propria figlia e all’altra no. La sua quindi la mandava a prendere l’acqua con la brocca, quell’altra col cestello. Il padre non si accorgeva di nulla perché era sempre via per lavoro. L’acqua però usciva dal cestello e la matrigna tutti i giorni picchiava la povera ragazza che non aveva colpa. Del resto lo sanno tutti che un cestello non può contenere acqua…”.     

Legame tra fratelli: caratteristiche e qualità - La Mente è Meravigliosa

di Caterina Petrini                                    

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