Lo Chaharshanbe Suri è una delle feste più care per gli iraniani e si celebra la sera prima dell’ultimo mercoledi dell’anno, rievocando le antiche cerimonie del culto mazdaico del fuoco. Quando scende la sera, si accendono i falò e tutti, in special modo i giovani, spiccano salti superando con un balzo le fiamme e cantando: “Zardie man az to, Sorkhie to az man” (“Il mio giallo a te, il tuo rosso a me”), affinché il fuoco assorba gli elementi negativi presenti nella persona. Il “giallo” sta a simboleggiare malattie e debolezza e viene ceduto in cambio del “rosso” che rappresenta energia e salute.
Da un po’ di tempo Reza soffre di diversi tic nervosi.
Quando la moglie Mina gli dice di aver invitato alcuni parenti per la sera di Chaharshanbeh Suri, all’improvviso la gamba sinistra di Reza comincia a tremare. “Mia cara, siamo appena usciti dalla quarantena, non sarà pericoloso aver ospiti in casa?”, le chiede Reza con ansia. “Quale ospiti? Non sono mica estranei. Sono tua sorella e mio fratello con le loro famiglie e zia Banoo.”
Ora anche la palpebra dell’occhio destro di Reza ha un lieve tremito. “No e no… La zia Banoo con quel canino strullo, no”, replica Reza teso. “Che vuoi che faccia un piccolo barboncino? La povera zia è sola e ha bisogno di essere in compagnia” risponde Mina seccata.
Due giorni dopo Reza sta staccando ramoscelli secchi dagli alberi del cortile per fare i falò.
“Mi raccomando, raccogli quelli più secchi che si bruciano meglio”, si fa sentire Mina dalla cucina. Proprio in quel momento una scheggia si conficca nel pollice sinistro di Reza: “Porc…”, impreca.
La sera a cena Reza si siede lontano da Ciùciù, il cagnolino della zietta, ma Ciùciù sotto al tavolo annusa la gamba sinistra di Reza e vi si attacca. A Reza non va più giù neanche un boccone e cerca di attirare l’attenzione della moglie per salvarsi dal canino. Ma Mina è troppo impegnata a far approvare dagli ospiti le sue idee complottistiche sulla pandemia e non vede che il marito è sull’orlo di una crisi di nervi.
Ricominciano i tremori della gamba sinistra di Reza e in un scatto per allontanare il cane dà un calcio alla nipotina che si mette a piangere. Gli ospiti si agitano e Mina rimprovera il marito che non riesce a tollerare neppure un piccolo cane. E zia Banoo, offendendosi, gli toglie la parola per tutta la durata della cena, coccolando il canino sconsolato.
Dopo cena vanno tutti in cortile e Reza sistema i ramoscelli in gruppetti per accendere i falò.
“Mi raccomando, non farli troppo alti altrimenti la zia non riesce a saltarli”, urla Mina dalla cucina.
I primi due gruppetti prendono fuoco mentre il terzo fa capricci. I bambini fremono e iniziano a saltare i piccoli falò, cantando “Il mio giallo a te, il tuo rosso a me”. Ciuciù alla vista del fuoco e con il baccano dei bambini si impaurisce e corre avanti e indietro, spingendo Reza sull’ultimo cespuglietto che aveva appena acceso. La manica della camicia di Reza prende fuoco e lui si allontana terrorizzato tanto che la gamba sinistra scatta e colpisce Ciuciù che finisce con la punta della coda nel fuoco. Zia Banoo urla e sviene. Tutti corrono a soccorrere il povero canino mentre Reza sta soffiando sul braccio ustionato in un angolino. Mina esce dalla casa e prende il tubo dell’acqua e ‘spegne’ il cane e il marito.
“Riesci a rovinare sempre tutto”, borbotta Mina mentre ventila la zia appena ripresasi.
“Il mio giallo a te, il tuo rosso a me”, mormora Reza sfinito.

di Manna Parsì

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