Nessuno saprà mai del neonato amore
tra la principessa marziana e l’eroe terrestre,
né delle avventure di Tixor, il nettuniano saggio
che sventò la distruzione delle lune di Giove.
Tuguxar è morto davvero e più non risorgerà
dalle brume di Titano che l’inghiottirono
alla fine del capitolo tredici.
Il mistero delle dodici sfere di Kylidhon
mai nessuno svelerà in un impossibile seguito,
così le origini del Re Selenita nessuno più canterà.
Chi mai ricorderà gli aforismi di Yughand
e del fido servo Ghulthon, l’atlantideo,
ancora attuali dopo diecimila anni cosmici d’oblio?
E che dire dell’avventura nel Gran Mare Ghiacciato
dove perse la vita l’esercito di Hujvorg e una mano l’Imperatore?
Il nobile sacrificio del comandante Cosby
non susciterà commozione ne mancanza.
Le nevi di Xethyxan e la melodia di vento di Flytaira
cancellate nel rogo iniquo, così come le mappe
del pianeta Yrgorr, solcato da mille fiumi d’argento e d’oro.
I mondi di tenebra, i mondi di sabbia e i mondi argillosi
dove riposano le spoglie degli eroi,
percorsi da insetti giganti e da farfalle-aeroplano,
sprofondano nell’oblio della fiamma.
L’Autore chiuse tutto in un cassetto.
Gli Eredi non amavano i libri
e disprezzavano la fantascienza,
regno del possibile.
Cinque anni di lavoro
alimentarono cinque minuti il camino
in una gelida serata di gennaio.

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