WEN – GOLA – Alla grande – Terza Agnoletti

“Alla grande! – pensò – Proprio alla grande! Vedrai come mi vendico di tutte le tue angherie!”

Il pensiero, naturalmente, era rivolto alla moglie, vecchia strega, brutta arpia che, da quando gli avevano diagnosticato un po’ di diabete, lo teneva a dieta stretta, anzi a dieta misera, proprio lui che non sapeva vivere senza il dolcetto quotidiano. Era stata tenera e affettuosa in gioventù. Si era innamorato di lei dopo aver assaggiato un suo budino che era un capolavoro. Si chiamava latte alla portoghese (o forse era lei che lo chiamava così) una meraviglia che dopo aver accarezzato la lingua scendeva giù per la gola e l’esofago con una delicatezza quasi magica, da ottundere tutti gli altri sensi. Nel deglutire doveva chiudere gli occhi perché precipitava in un incantesimo dal quale ogni problema, ogni angoscia erano banditi. Fino al giorno del cosiddetto latte aveva disprezzato i dolci casalinghi, che sua madre non sapeva cucinare, aveva amato soltanto le torte corpose farcite di creme o ricoperte di panna che trovava in pasticceria. Ma quella ragazza era una pasticcera nata, anche se di professione segretaria in uno studio medico.. Era bella, sottile come un cannolo e morbida come una torta alla crema. Non se l’era fatta sfuggire: l’aveva circuita, insidiata, inseguita, finché non l’aveva sposata. Il matrimonio era stato assai simile a un banchetto permanente di buone pietanze: amore, accordo d’intenti, due figli, Paolo e Rita, un’atmosfera domestica che per lui aveva il profumo della vaniglia o della cannella.

E ora? Dov’era finita la compagna amorosa che lo coccolava non solo con i dolci, ma con tutti i manicaretti di cui era maestra? Si era trasformata nella megera dei no:

“Questo no, questo non lo mangi, questo non te lo preparo!”

E i figli? Paolo taceva, veniva a trovarli il meno possibile, mentre Rita era assidua a rafforzare i no materni, più intransigente della vecchia genitrice, pretendeva addirittura di ridurre tutte le porzioni di qualsiasi pietanza.

“Alla grande!” disse ad alta voce.

Era solo. La vecchia aveva accompagnato la giovane da un notaio per un contratto che non lo riguardava. Aveva perciò telefonato alla pasticceria più vicina che gli portassero tre torte diverse, ciascuna per sei persone, quattro vassoi di bignè e pasticcini vari, più due bottiglie di spumante. Era andato a rovistare nei cassetti della biancheria alla ricerca della tovaglia più bella, che non veniva usata da quando, con la scusa della dieta, la moglie non invitava più nessuno né a pranzo né a cena. Aveva apparecchiato con cura, anche se per una sola persona e appena il ragazzo era arrivato con i rifornimenti aveva lasciato gli incarti in cucina e aveva disposto con garbo le vettovaglie sul tavolo.

“Alla grande!” ripeté.

Aveva calcolato di mangiare tutto in un paio d’ore, se non fosse caduto in coma prima. Quanto era bello uscire di scena con tanta dolcezza! L’unico rammarico era non poter vedere l’effetto che avrebbe prodotto sulle due.

Si mise a sedere, spiegò il tovagliolo sulle ginocchia e tagliò un grosso spicchio dalla torta che gli sorrideva ammiccando (sorrideva davvero) dalla cupola di panna montata. Al primo boccone sentì aprirsi la porta d’ingresso.

“Abbiamo fatto presto!” cinguettò la strega allegramente.

Entrarono nella saletta. Rita gridò qualcosa d’incomprensibile, la vecchia madre scoppiò in un pianto convulso. Quelle lacrime lo bloccarono, gli impedirono di deglutire.

“Vuoi lasciarmi sola?” domandò la fanciulla di tempi lontani, ora quasi ringiovanita dalle lacrime e lui sentì il cuore accelerare i battiti.

“Non mi vuoi più bene?- proseguì – Io te ne voglio ancora tanto!”

Mandò giù il boccone, si alzò e andò ad abbracciarla. Quell’abbraccio gli portò il ricordo di centinaia di altri abbracci, di scambi di baci, che la memoria conservava in certi suoi rifugi segreti e venne da piangere anche a lui.

E Rita, intanto, che faceva? Rimetteva ogni cosa nel proprio involucro, certamente con l’intenzione di portar via tutto. Allora si staccò dalla compagna e corse ad afferrare due bignè, uno per mano, e se li cacciò in bocca uno dietro l’altro. Pensò che sarebbe salita la curva glicemica, ma non sarebbe morto.

La figlia gli gridò:

Agnoletti San Godenzo
Agnoletti di San Godenzo

“Vergognati! Alla tua età!”

“Perché? Sarebbe stato un suicidio dolcissimo. Credevo che questa donna non mi amasse più.”

E la baciò su una guancia.

“Alla vostra età! – disse ancora Rita, scuotendo la testa – E tu non sei un vecchio romantico come vorresti farci credere, sei soltanto un vecchio goloso!”

Forse aveva ragione, perché ci voleva una bella dose di pazienza per rinunciare del tutto ai dolci. Ne avrebbe prodotta a sufficienza un affetto profondo, ma ormai stagionato?

di Terza Agnoletti

Una risposta a “WEN – GOLA – Alla grande – Terza Agnoletti”

  1. Avatar MILENA BELTRANDI
    MILENA BELTRANDI

    Bellissimo, ironico e perfetto..

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