Era l’anno della sospirata maturità. La legge, appoggiata contro ogni previsione anche da Amintore Fanfani, già aveva disposto in luogo degli esami, proclamandoci tutti maturi, di lì a pochi mesi ci aspettavano le urne, le prime urne. Quelle che avrebbero decretato lo sbalestrante sorpasso del Pci sul fronte conservatore e democristiano. Poche volte eravamo stati, uniti o divisi, una comunità. Forse la più scolpita nella memoria: la notte dell’incontro tra Alì e Fraiser che aveva decretato la rivincita del primo. Una notte passata insonne, che ci aveva inchiodato tutti di fronte agli schermi televisivi.
In fondo era passato poco più di un anno. Io avevo tagliato le lunghe chiome, nella disapprovazione familiare e nel rimpianto anche mio, mai ammesso ufficialmente.
Guardavo le altre e forse invidiavo, i loro corpi snelli e curati, ma non era vero senso di inferiorità. Piuttosto di esclusione.
Vi vedevo, soprattutto tu, Jacopo, tornare dopo l’intervallo, il viso bianco, quasi cadaverico. Supponevo, credo non a torto, l’uso di sostanze stupefacenti e con il rigore della gioventù silenziosamente dentro di me disapprovavo.
Piuttosto quando bianche mani femminili si scambiavano sotto banco i contraccettivi e le labbra pronunciavano confidenze licenziose, certo qualcosa ribolliva in me. Il rimpianto dei baci ardenti e di notti d’amore. L’idea anche di non sapere, mi rendeva piccola ai mei occhi.
Eravamo in attesa del sorteggio delle materie e il prof. di filosofia aveva ammesso nel programma lo studio della psicanalisi freudiana.
Intanto la professoressa di scienze ci faceva un regalo indimenticato, almeno da me. Sollecitando il nostro interesse sul film ‘Fronte del porto’ che, allora, ho amato alla follia. La sua visione, via TV, in qualche modo mi ripagò dell’insipienza giovanile. I più ardimentosi tra di noi, rettificando i documenti, avevano violato la censura per ‘Ultimo tango a Parigi’. Un capolavoro, mi dicono, che ancora oggi non conosco.

Eppure, fino a quel giorno non sapevo raffigurarmi cosa bene fosse l’invidia del pene. Poi provvedesti tu, Jacopo: ti lasciasti sfuggire con noncuranza quale premio ti attendeva dopo la maturità.
Poi lo avete fatto, tu e Lorenzo, quel famoso viaggio, da Firenze a Parigi, in bicicletta.
Vi ho invidiato allora e sinceramente ancora vi invidio.
di Chiara Sardelli

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