Occhiate di fortunale tagliano
il viso di mia figlia, così brava
a sgretolare certezze che il senso
d’avere ragione scorre via da me,
come fa la sabbia da una clessidra
infranta.
Con un gemito mi lascio
cadere. Non ho più voglia di stare
in compagnia.
L’aurora mi sveglierà,
defaticata da un acre spasimo
di profondo orrore, quell’anomala
compassione che si trascina dietro,
comunque, un’amorfa traccia di colpa.
di Maila Meini


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